Cassoeula
Detta anche cazzuola, cassuola (= casseruola, dim. di cazza, tegame) o bottaggio (da botte, con lo stesso significato, ma piu’ probabilmente dal francese potage = minestra, da pot = pignatta), analoghi i termini olla (sp. = pignatta da cui olla prodrida) e potée (francese pentola, da cui potée bourguignonne, lorraine, ecc.) indicanti preparazioni simili.
Preparazione per 6 porzioni
Tipologia: Piatti unici
Stagionalità: Autunno, Inverno
Difficoltà: Media
Tempo di esecuzione: 90′
Tecnica di cottura: Lessatura, stufatura
Ingredienti:
Costine di maiale (800 g.), piedini (500 g.), testina (400 g.), cotenne (150 g.), salamini per verzata o salsiccia di monza (250 g.), burro (50 g.), vino bianco (1/2 bicchiere), cipolle (100 g.), carote (200 g.), sedano (150 g.), verza (1500 g.), brodo di carne (quanto basta) e sale (q.b.).
Esecuzione:
-Tagliare a tocchetti, salsiccia compresa, tutte le parti del maiale e sbollentare pochi minuti, scolare bene
- Sfogliare la verza, lavarla accuratamente, rompere le foglie grossolanamente e sbollentarle per 2-3 minuti
- In una casseruola bassa fare imbiondire nel burro la cipolla tagliata
- Unire il sedano e le carote tagliati a bastoncini e fare rosolare per qualche minuto
- Aggiungere tutte le parti del maiale tranne la salsiccia o i salamini, bagnare con il vino e farlo evaporare
- Coprire il tegame e cuocere in forno a 130° C per mezz’ora circa, bagnando se necessario con del brodo
-Aggiungere la salsiccia o i salamini e le verze, salare e completare la cottura a bassa temperatura aggiungendo del brodo caldo se la cassoeula asciuga troppo
Della cassoeula si trovano versioni, variamente denominate, in alcuni Paesi mediterranei e in molte regioni d’Italia, persino in Sicilia e in Sardegna. In Lombardia ogni zona ha il suo bottaggio tradizionale, ma è abituale una grande elasticità nella scelta degli ingredienti: verze e cotiche per versioni essenziali, carne di maiale con salsicce e verdure varie nelle versioni piu’ ricche, carni di pollo e di volaille in aggiunta agli altri ingredienti per le versioni ancora piu’ raffinate.
Rispetto al passato, oggi si tende a sottoporre le costine, il piedino e le salsicce ad una scottatura per sgrassarli. Tradizionalmente si prescriveva l’uso di verze che avessero raccolto la brina invernale, più dolci, più asciutte e più tenere rispetto a quelle raccolte precocemente. Per le verze non gelate occorrerà prolungare la cottura di 30-45′, mettendole sul fuoco prima degli altri ingredienti.
L’ingrediente: un’annosa querelle storica
La cassoeula è un tipico piatto invernale che taluni vogliono connettere alla ritualità domestica per la figura di santAntonio abate. I legami antropologici tra il santo eremita e il porco, tra i suoi festeggiamenti (17 gennaio) e la macellazione del maiale sono fuori discussione. L’inserimento del maiale nella ritualità antoniana si sviluppa nel tardo Medioevo e prende le forme di una giustificazione a posteriori rispetto ad una mitologia non più decifrabile nelle sue reali connotazioni sacrali.
Nella codificazione oggi più diffusa, la cazzoeula può essere fatta risalire agli inizi del nostro secolo. Le origini di un piatto così complesso sono comunque oscure. C’è chi ritiene si sia aggregato, nel corso dei secoli, attorno a un originario nucleo di verza e cotenne di maiale, tipicamente padano. C’è chi, al contrario, ritiene non sia se non la progressiva semplificazione di un potaggio meridionale, giunto nella regione attraverso la dominazione spagnola, o il ridimensionamento di un piatto della cucina barocca, contenente carni di diversi animali, elaborato dalla gastronomia aristocratica a partire da quella oglia registrata da Bartolomeo Scappi nella sua Opera (1570).
Quasi tutti i ricettari fino al XIX secolo sembrerebbero convalidare questa ultima ipotesi, indicando per la cassoeula ingredienti molto vari e prescrivendo quasi sempre la carne e le interiora di pollo. Crediamo sia possibile avanzare l’ulteriore ipotesi che la versione povera (verze e cotiche, avvicinabile agli ambiti della ritualità popolare per santAntonio) e quelle più elaborate possano vantare origini separate e che dopo la metà del secolo scorso abbiamo messo in comune soltanto il nome, a partire dall’affinità delle tecniche di preparazione e della comunanza di alcuni ingredienti.