Palazzo Gallio
Giuseppe Sebregondi può essere ricordato come «il signore delle camelie», ogni anno a Gravedona, nel weekend di Pasqua, si danno appuntamento a Palazzo Gallio i floricoltori che espongono centinaia di varietà di questo fiore di origini asiatiche e ora diffusissimo sulle sponde del Lario. La mostra è anche l’occasione per scoprire un edificio di rilevante consistenza quantitativa e qualitativa: il palazzo nobiliare, anticipazione architettonica della dimora signorile settecentesca e ottocentesca. Si tratta di una piccola corte sul lago, di grande interesse perché anche nell’ archi¬tettura, e nelle altre arti coinvolte nella realizzazione, è il genius loci ad impegnarsi proficuamente.
Lo si vede in questo ed in altri esempi, sui quali si è ritenuto opportuno concentrare l’ attenzione, rinunciando ad una generica carrellata.
L’edificio che maggiormente caratterizza il paesaggio gravedonese, soprattutto se lo si osserva dal lago, è sicuramente Palazzo Gallio. Palazzo grandioso, denota la magnificenza e il grado sociale del com¬mittente, il cardinale Tolomeo Gallio, signore delle Tre Pievi dal 1580, acquistate da Filippo II re di Spagna e signore di Milano, uomo ricco, amante delle belle arti, sensibile al fascino del paesaggio lacustre.
L’edificio a pianta quadrata è a due piani verso terra e a tre piani sui fianchi e verso lago. Quattro torri si innalzano ai rispettivi angoli, mentre due ampie logge ingentiliscono le opposte facciate. Da quella verso il lago il paesaggio è ineguagliabile. Attribuito dalla tradizione e da molti autori a Pellegrino Tibaldi, pur in mancanza di alcuna prova documentaria, in tempi recenti è stata avanzata l’ipotesi che il proget¬tista possa essere Giovanni Antonio Rotti, architetto originario di Vacallo in Canton Ticino, che lavorò fra l’altro su committenza dello stesso cardinale Gallio in Sant’Abbondio a Como. Questa nobile dimo¬ra, secondo quanto afferma lo storico gravedonese Giuseppe Stampa, fu iniziata nel 1583 e sarebbe stata edificata con il pietrame da costruzione ricavato «dalla demolizione delle mura e delle torri dell’an¬tico castello, del quale faceva parte il muro che cinge tuttora il giardino verso oriente». La tipologia della costruzione e il posizionamento in località strategica (non solo rispetto all’abitato di Gravedona, ma soprattutto in senso assoluto rispetto all’Alto Lago), in un particolare momento storico come quello della fine del XVI secolo in cui infierivano le lotte religiose tra cattolici e protestanti e le Leghe grigie pro¬testanti cercavano di infiltrarsi dalla Valtellina e dalla Valchiavenna verso la sponda occidentale del Lario, Fanno pensare che Palazzo Gallio sia stato pensato e voluto non solo come «villa di delizia» ma anche come «base d’appoggio» per azioni diplomatiche e militari. Una lastra di marmo luculliano incisa a carat¬teri d’oro e affissa su una parete del loggiato prospiciente il lago, sintetizza la genesi e la grandiosità della costruzione. Vi si legge (il testo è in latino): «Tolomeo Gallio, cardinale comense di Santa Romana Chiesa, conte e signore delle Tre Pievi di Gravedona, Sorico, Dongo, attirato dalla mitezza del clima e dall’amenità del luogo, ornò il nobile paese di Gravedona di amplissimi edifici, di giardini, di fonti e pisci¬ne rendendolo più illustre nell’anno del Signore 1586».
l’interno si articola intorno ad un grande salone centrale che riceve abbondante luce da due ordini di finestre e presenta, allo stato attuale, un arredo minimo, ben lontano da quello descritto nel 1616 da Sigismondo Boldoni nel suo «Larius», dove afferma che il cardinale «con animo» profuse nella casa «son¬tuosa e nobile suppellettile… per non dire del copiosissimo vasellame d’oro e d’argento, per tutti gli usi, delle tende e delle coperte da letto, delle numerose tavole di ebano e di avorio, di squisita fattura, alcune poi ornate di lastre marmoree incrostate con pietre varie preziose, certamente i quadri dipinti, di sin¬golare bellezza, pareggiano la magnificenza di un re. Tutte quelle opere d’arte gareggiano fra loro per la finezza artistica, lasciando chi osserva incerto a quale assegnare la palma, in una gara tanto singolare. Si ammirano, tra quelle, pitture nuove e sconosciute da noi, importate dalle più lontane regioni dell’India dopo lunghi viaggi di terra e di mare, per gente più educata». Il Boldoni cita inoltre due quadri a sogget¬to mitologico, uno dei quali destinato al re di Francia. Niente a che vedere con la serie di ritratti delle imperatrici romane, spose altrettanto potenti dei mariti, che possiamo osservare ora.
L’austerità della struttura architettonica è ingentilita dal giardino a più piani. Nell’Ottocento, secolo contrassegnato da diversi passaggi di proprietà, durante il possesso della famiglia Del Pero lo spazio verde venne sistemato come parco all’inglese all’interno dell’originario muro di cinta. Passato quasi indenne attraverso varie dominazioni straniere (spagnola, francese, austriaca) durante le quali fu utilizzato anche come accantonamento e ospedale militare, a numerosi passaggi di proprie¬tà che alterarono e alienarono gli arredi originari, Palazzo Gallio è ora sede della Comunità Montana Alto Lario Occidentale, Assoggettato a vincolo dalle Belle Arti, iscritto dalla Regione Lombardia tra le strutture lombarde di alto valore storico-architettonico, il grande edificio è da tempo sottoposto a varie campagne di restauro e ospita importanti manifestazioni, mostre e concerti.