Vercana

Raggiungibile attraverso la strada provinciale che sale da Domaso, il comune di Vercana si sviluppa attraverso diverse frazioni lungo la valle del torrente Livo, sulle prime pendici del Pizzo Sasso Canale, spalancando la vista a superbi panorami sul lago, la Valtellina e il Legnone. La realtà comunale, attestata fin dal Duecento, s’innesta probabilmente su fondazioni molto più antiche, come il toponimo gallo-romano della frazione Vico sembra documentare.
Nel Medioevo il comune comprendeva uno sbocco sul lago, il cosiddetto “molo di Vercana”, con l’oratorio di S. Silvestro, ancora visibile nei pressi di Domaso lungo l’antica via Regina, oltre il ponte sul torrente Livo, al di sopra della Parrocchiale.
Nelle frazioni, che conservano interessanti testimonianze di architettura rurale, si possono ancora vedere affreschi votivi quattro-cinquecenteschi sulle facciate della case: a Lubiana una Madonna col Bambino ancora goticheggiante; a Obbio una Madonna col Bambino e S. Sebastiano; a Vico un Cristo in pietà con lo stemma della famiglia Cassera; in località del Palett una Sacra Famiglia; sopra Caino lacerti di una Madonna e di un Santo in un’edicola votiva detta “Giesieu de la Zuca”; a Barro, in valle di Livo, una Madonna in trono col Bambino e S. Antonio.
Alla fine del Cinquecento il vescovo Ninguarda attesta l’esistenza dell’antica parrocchiale di S. Salvatore e della chiesa di S. Sebastiano a Caino, entrambe completamente rinnovate nel XVII secolo.
Parrocchiale di S. Salvatore Eretta in parrocchia autonoma dalla plebana di Gravedona nel 1464, la chiesa antica aveva la volta absidale affrescata probabilmente secondo l’iconografia tradizionale del Cristo in maestà e altri affreschi presso l’altare di S. Andrea. Lungo la parete di sinistra, dove si trova l’attuale ingresso laterale, è ancora conservato un piccolo vano quattrocentesco con volta a crociera e due colonnine, forse l’antica sacrestia alla base del campanile.
La chiesa, completamente rinnovata nel corso del Sei e del Settecento, si presenta oggi come uno degli esempi più ricchi di decorazione barocca in area lariana.
Il rinnovamento dovette iniziare con il trasferimento dell’altare della Madonna, dotato da un certo Battista Aggio con testamento del 1599, dalla testata della navata all’attuale seconda cappella di sinistra, fatta costruire nel 1604 dalla Confraternita degli emigrati a Palermo. Gli affreschi con Storie della Vergine sono attribuiti al pittore luganese Domenico Caresana di Cureglia, attivo nel 1605 a Domaso e a Gallivaggio in Valchiavenna. La decorazione venne rinnovata nel 1692, secondo quanto recita un’iscrizione, attraverso gli eleganti stucchi delle lesene e dell’arcone con simboli e misteri della Vergine.
Nel 1619 fu realizzata la cappella di fronte, dedicata a S. Andrea, la cui decorazione ad affrechi e stucchi, comprendente pure tre tele con la Vocazione, la Crocifissione e il Martirio di S. Andrea, è attribuita al morazzoniano Cristoforo Caresana, attivo nel 1627 a Fusine in Valtellina e a Montemezzo nel 1628. Entro il 1627 (visita pastorale Carafino) venne ricostruito il presbiterio e aperta la prima cappella destra dedicata a S. Carlo, con dipinti di gusto morazzoniano e stucchi.
Negli anni immediatamente seguenti fu invece realizzata dalla confraternita degli emigrati a Palermo la cappella di S. Rosalia, di fronte alla precedente, ricca di dipinti e stucchi.
La decorazione del presbiterio prese avvio dalla grande tela sulla parete sinistra, raffigurante La raccolta della manna, pagata nel 1637, mentre quella di fronte con l’Ultima Cena risulta realizzata intorno al 1670-80. Verso la fine del secolo dovettero essere realizzati gli affreschi dell’arcone, della volta e della parete absidale con Profeti, Sibille e Storie della Passione, riferibili all’ambito del pittore valsoldese Giovan Battista Pozzo, e le maestose statue di Angeli, Evangelisti e Profeti del grande stuccatore ticinese Agostino Silva, in un insieme di rara armonia.
La chiesa fu nuovamente rinnovata nel 1762, come recita la lapide sulla controfacciata, dal milanese Felice Biella e dal pittore locale Antonio Caracciolo, che firmò nel 1764 la tela con la Pentecoste sulla parete sinistra prima del presbiterio. A lui è riferibile anche la tela di fronte con l’Ingresso di Gesù a Gerusalemme.
Il complesso di ariose quadrature che ricoprono la volta e le pareti della chiesa, con inserti architettonici, naturalistici e decorativi di particolare suggestione è confrontabile in Alto Lario con quello della Parrocchiale di Domaso, opera dello stesso Biella. Da segnalare risultano anche l’organo e la cantoria dipinti e i confessionali lignei.
All’esterno del fianco sinistro dell’edificio è annesso un oratorio datato 1684, eretto probabilmente dalla Confraternita del SS. Sacramento, come rivelano i simboli eucaristici del portale.
Chiesa di S. Sebastiano a Caino Ubicata su un poggio panoramico, la chiesa si presenta oggi in forme sei-settecentesche.
Lungo la strada che sale da Vercana, poco prima di giungere a Caino, s’incontra presso l’antica mulattiera che conduceva alla chiesa una cappellina, costruita nel 1515 e restaurata nel 1848, con affreschi raffiguranti la Madonna col Bambino, Angeli e SS. Antonio, Rosalia, Rocco e Sebastiano.
La chiesa di S. Sebastiano aveva nel Cinquecento il presbiterio coperto da un’ampia volta o cupola e affrescato con il tradizionale Dio Padre circondato dagli Evangelisti, i Dottori ed Episodi della vita di Cristo, più raramente documentati in Alto Lario.
L’attuale presbiterio presenta un altare in marmi policromi tardo-settecentesco con una tela raffigurante la Crocifissione, una Natività del Caracciolo da Vercana sulla parete destra e due statuette lignee dei SS. Rosalia e Sebastiano.
Anche le due cappelle laterali presentano una decorazione settecentesca: quella di destra un Crocifisso entro un altare in stucco con tabernacolo ligneo e Storie della Passione e della Risurrezione affrescate alle pareti; quella di sinistra un altare in marmi policromi con statua della Vergine e affreschi con Storie della Vergine, Elia, Eliseo, S. Pietro martire e S. Antonio.
Da segnalare sulla parete destra, prima del presbiterio, tre tele settecentesche, fra cui una Pietà del Caracciolo da Vercana.
Santuario della Madonna della Neve
Lungo la strada che da Domaso sale a Vercana si erge su un poggio il Santuario della Madonna della Neve, consacrato nel 1634. Fin dal Cinquecento era stato costruito un piccolo oratorio dedicato alla Vergine, decorato con affreschi, di cui rimane la ridipinta Madonna col Bambino sull’altare maggiore.
Nel 1630, quando i Lanzichenecchi saccheggiarono Vercana e si diffuse la peste, i capifamiglia fecero voto di erigere sull’area della cappellina una chiesa, che venne poi arricchita nel Settecento con il portico, la facciata e la cantoria. L’altare laterale di S. Gottardo presenta stucchi e dipinti della seconda metà del Seicento.
Molto suggestivo risulta il passaggio dell’antica mulattiera ricavato tra le rocce del monte e il fianco sinistro della chiesa.