Trezzone

Compreso tra le pendici del Pizzo Sasso Canale e la valle di Gera, il comune comprende i due centri di Aurogna e Folciano. Nell’Alto Medioevo era feudo dei Vicedomini di Cosio, signori della bassa Valtellina, e in età comunale iniziò ad essere retto da un governo consolare. Facente parte della pieve di Olonio, nel 1350 divenne feudo dei Fontanella di Como. Nelle travagliate vicende del primo Cinquecento, Trezzone prese le parti del Medeghino; intanto la popolazione aumentava oltre le possibilità locali di sostentamento. Per questo tra il XVI e il XVIII secolo, emigrò per un sesto a Palermo.

Aurogna
L’antico borgo ha mantenuto pressoché intatto il suggestivo assetto abitativo caratterizzato da case in pietra con cavalcavia, alte scale e sottopassaggi per l’utilizzo delle strette contrade acciottolate che si diramano dall’asse principale detto “via Regina”, perché probabilmente dava l’accesso alla principale arteria sulle sponde lacuali.
Alcune facciate riportano affreschi votivi di prevalente soggetto mariano, come in via Regina 7 e nel vicino sottopasso in corrispondenza di una casa di evidente assetto medioevale. Sempre sulla via Regina si affaccia un’immagine di S. Sebastiano.
Chiesa di S. Maria delle Grazie La chiesa sorge isolata al di sotto del borgo di Aurogna, da cui si può raggiungere per mezzo di una mulattiera che sbocca sul panoramico sagrato.
Il primo oratorio si fa risalire all’età medioevale, ma l’elemento architettonico più antico sopravvissuto alle successive ristrutturazioni è il campanile di foggia gotica, recentemente restaurato. Gli Atti della visita pastorale Volpi descrivono la chiesa antica con una piccola abside affrescata, una cappella dedicata a S. Sebastiano e un’altra, ancora affrescata, dedicata a S. Vincenzo; anche le pareti dell’unica navata erano parzialmente coperte da dipinti. Del 1484 è l’immagine della Vergine delle Grazie, sistemata nel corso delle trasformazioni secentesche nella parete sinistra della navata, sopra la porta che conduce all’oratorio della Confraternita.
Quest’ultima ristrutturazione doveva essere a buon punto nel 1627, quando risultano già poste sull’altare maggiore le statue della Madonna del Rosario, di S. Pietro Martire e di S. Caterina da Siena, ora nella cappella laterale di destra. Alle pareti erano le due tele commissionate dagli Oreggia in Sicilia (1610), di cui una, con la Madonna e il Bambino, si trova attualmente in sacrestia; la seconda è sull’altare della cappella di sinistra. Sulla prima si legge il nome del pittore Giuseppe Rodi. Di un membro della famiglia Oreggia sopravvive anche una lastra tombale inserita nel pavimento nei pressi dell’immagine mariana quattrocentesca.
L’altare maggiore è oggi sormontato da una Immacolata Concezione databile ai primi decenni del Seicento, commissionata dalla famiglia Triaca e firmata dal Carpani, che qui appare come un pittore di chiara impronta morazzoniana. La decorazione a stucchi, che si estende anche alle due principali cappelle laterale e alla navata, è opera della seconda metà del XVII secolo, forse di mano intelvese. Le due tele con la Natività di Maria e l’Annunciazione sono state attribuite al Caracciolo da Vercana, mentre la scenografica decorazione della volta, con l’Incoronazione della Vergine, è siglata dai fratelli Appiani nel 1765. Completano l’arredo del presbiterio due piccole tele secentesche sui pilastri dell’arcosolio.
Sotto l’altare della Crocifissione è conservata una caratteristica statua lignea del Cristo morto, in queste zone spesso impiegata a fini processionali durante la Settimana Santa.
Le cartelle in stucco poste sul cornicione della navata riportano iscrizioni in rapporto con la dedicazione degli altari o di altre opere di devozione sottostanti, come l’Ette Homo nei pressi dell’ingresso laterale.
All’esterno, prospiciente il panoramico sagrato, si affaccia una cappellina addossata alla parete meridionale della chiesa, con un affresco settecentesco raffigurante la Vergine che intercede per le anime purganti.