Sorico

Sorico

La località si trova all’estremità settentrionale dell’Alto Lario, ai piedi del monte Berlinghera (m 1930), laddove il fiume Mera sfocia nelle acque del lago di Como dopo aver formato il suggestivo lago di Mezzola, sulla cui sponda occidentale sorge il caratteristico oratorio romanico di S. Fedelino.
Il comune comprende, oltre al territorio lungo il Mera con le frazioni di Dascio e Albonico, parte del Pian di Spagna e costituisce il punto di raccordo fra Alto Lario, Valtellina e Valchiavenna, con splendidi panorami in ogni direzione.
Fin dall’età romana, il comune era attraversato dalla via Regina, che passava in località Calchera, dove nel Medioevo fu costruito un ospizio per i pellegrini, di istituzione vescovile. La strada era segnata da torri di controllo, fra cui quella ancora visibile all’imbocco della mulattiera che sale alla chiesa di S. Miro, oltre che dalla distrutta torre di Olonio, in posizione strategica tra lago, Valchiavenna e Valtellina. Fortificazioni si trovavano inoltre nei pressi di Dascio e di Piantedo: quest’ultima di proprietà dei Vicedomini, famiglia comasca feudataria del Terziere inferiore della Valtellina con possedimenti in Sorico.
Medioevale era anche la chiesa di S. Orsola degli Umiliati, non più esistente.
Il comune, facente parte delle Tre Pievi, vide un’alternanza di dominio chiavennasco e comasco; nel 1515 fu coinvolto nella lotta tra Francesi e Grigioni, saccheggiato ed incendiato; subì quindi il dominio spagnolo e le vicende dei paesi limitrofi.
Lungo la statale, verso Gera Lario, si vedono ancora l’oratorio secentesco dedicato all’Immacolata, non più officiato e ormai in decadenza, e i resti della settecentesca Villa Giulini.
Parrocchiale di S. Stefano Fondata probabilmente in epoca romanica, come documenta l’alta torre campanaria, la chiesa ereditò nel 1444 i titoli di parrocchia e plebana da quella di Olonio, ormai in decadenza per le frequenti inondazioni, che portarono alla sua scomparsa. Oggi si presenta nelle forme del rinnovamento settecentesco, ma rivela ancora diverse fasi del suo sviluppo.
Della chiesa quattrocentesca rimangono: il portale in marmo bianco, di cui si conservano altri pezzi insieme a quelli del rosone, con cordonature di tipo corinzio e iscrizioni di varie epoche; alcuni tratti delle murature esterne, quali l’arco a sesto acuto all’altezza della seconda cappella destra e gli archetti della zona presbiteriale; la vasca battesimale nella prima cappella destra, dove s’intravvedono nelle nicchie anche lacerti di affreschi; e infine una Crocifissione affrescata sulla parete absidale, nascosta dal trittico cinquecentesco raffigurante la Madonna che allatta il Bambino fra S. Stefano e S. Vincenzo, probabilmente posto in origine sull’altare maggiore.
La fase secentesca è documentata dalle decorazioni delle due cappelle laterali del presbiterio: quella di sinistra, trasformata in sacrestia, conserva ancora gli stucchi, mentre gli affreschi della volta absidale sono andati perduti in un incendio (la tela del Fiammenghino, raffigurante la Madonna col Bambino, S. Miro e S. Michele arcangelo, proviene dalla chiesa di S. Miro); quella di destra presenta un ciclo di affreschi con l’Assunzione e Storie della Vergine, che sovrastava un altare realizzato con un’antica urna sepolcrale.
Il rinnovamento promosso dai Giulini nel 1703 riguardò soprattutto l’aula centrale e il presbiterio, ricco di stucchi, con altare e balaustre in marmi policromi. Le due tele alle pareti raffigurano S. Orsola (proveniente dall’omonima chiesa degli Umiliati, non più esistente) e S. Gregorio Magno con le anime del Purgatorio.
Datato 1798 è l’altare della seconda cappella di sinistra, dedicata all’Immacolata Concezione, che conserva in alcune nicchie statue lignee di epoche precedenti, così come la cappella di destra, dedicata al Sacro Cuore. Un Battesimo di Cristo ottocentesco del Tagliaferri si trova nel battistero (prima cappella destra).
Santuario di S. Miro Raggiungibile in un quarto d’ora di cammino attraverso una ripida mulattiera, la chiesa, che domina Sorico e il lago, conserva il corpo del venerato eremita di Canzo, ivi deceduto intorno al 1381. Varie leggende accompagnano le vicende della vita e della sepoltura del Santo, il cui corpo venne ritrovato nella cappella di S. Antonio dell’allora chiesa di S. Michele nel 1452, in vista di una ricognizione del Beato a cui si tributava sempre maggior culto. L’anno seguente furono quindi concesse indulgenze per i visitatori che avrebbero fatto offerte per l’ampliamento e il rinnovamento dell’antica chiesa romanica.
Recenti restauri hanno confermato l’ubicazione di essa nell’area della navata destra, come documenta il ritrovamento di due aperture medioevali nella parete destra, una delle quali con interessanti lacerti di affreschi trecenteschi. Altre tracce di una decorazione precedente gli affreschi di Sigismondo De Magistris, datati 1526, sono emerse sempre sulla parete destra.
Il rinnovamento quattrocentesco è testimoniato dalla serie di affreschi popolari della parete sinistra, raffiguranti una Madonna col Bambino (1483), una Madonna del latte (1497), una Crocifissione, un’altra Madonna col Bambino e una Madonna in trono. Sempre quattrocenteschi sono un affresco (ora staccato) della parete destra con la Madonna in trono e un S. Sebastiano sul primo pilastro di sinistra.
Nella rinnovata chiesa, il corpo di S. Miro venne sepolto sotto un altare a lui intitolato, posto probabilmente tra i due pilastri che separano la navata centrale da quella destra. La campagna decorativa del 1526, realizzata dal De Magistris, interessò proprio questa zona, a partire dai Santi e dai Profeti affrescati sugli arconi e sui pilastri, per proseguire, sulla volta della campata corrispondente alla tomba, con Dio Padre, S. Miro, S. Vincenzo, S. Stefano, S. Michele e Angeli musicanti e concludersi con la cappella di S. Miro sporgente verso il lago, purtroppo abbattuta nel Seicento, e con la cappella absidale con Storie di S. Antonio, derivate dall’omonima cappella di S. Maria delle Grazie di Gravedona.
Il presbiterio ornato di stucchi, frutto del rinnovamento secentesco, presenta una copia dell’originaria pala d’altare del Fiammenghino, conservata nella sacrestia della parrocchiale di S. Stefano.
Il culto di S. Miro ebbe una vasta diffusione, in particolare nella città di Milano, in pellegrinaggio al santuario nel 1491. Sempre legati ad esso, sono l’edicola votiva del 1598 lungo la salita, costruita su una sacra fonte, con affreschi raffiguranti S. Miro, S. Antonio e S. Michele, e il restauro della chiesa nel 1659.
Oratorio di S. Fedelino Ubicato in un suggestivo scenario naturale ai piedi delle rocce del monte Peschiera sulla sponda occidentale del lago di Mezzola, alla confluenza del Mera, il piccolo oratorio è raggiungibile per via d’acqua da Sorico, da Dascio e da Novate Mezzola. Venne costruito verso la fine del X secolo sul presunto luogo del martirio di San Fedele, evangelizzatore del Lario, dove probabilmente era stata costruita una cappella in origine molto venerata, ma in seguito dimenticata. La traslazione dei sacri resti a Como nel 965 potrebbe aver determinato il rinnovamento romanico della basilica di S. Fedele e dell’oratorio di S. Fedelino sul lago di Mezzola.
Ad aula quadrata di circa m 3,50 di lato, con volta a crociera ed abside semicircolare, esso costituisce uno dei primi esempi di architettura romanica comasca. La muratura si presenta piuttosto disordinata, realizzata con grossi ciottoli e materiali di recupero, ma qualificata nell’abside, rivolta verso il lago, da una serie di archetti irregolari, scanditi da lesene.
L’interno era probabilmente ricoperto da affreschi, di cui si conservano solamente quelli absidali raffiguranti il Cristo fra due angeli con la Teoria apostolica al di sotto, databili all’XI-XII secolo e alla base – con quelli di Piona – di diffuse iconografie della Maestà con gli Apostoli perduranti fino al XVI secolo.

Bugiallo
All’ingresso della frazione si trova la chiesa di S. Giovanni Battista, che appare un rifacimento secentesco di una più antica costruzione di cui rende testimonianza il campanile sulla sinistra della facciata. Nella lunetta del portale è affrescata un’Imago pietatis. All’interno, sulla controfacciata, è una tela con la Visitazione e due Santi; l’altare maggiore è in marmo e la tela ivi collocata raffigura S. Giovanni Battista. All’esterno, all’imbocco di un sentiero che scende a valle, si trova una cappellina con affreschi riferentisi alla morte e all’intercessione della Vergine per le anime purganti. Con il vicino cimitero la cappellina testimonia la consuetudine di percorsi sacri segnati da cappelline votive.
Al centro del borgo si trova un oratorio quadrato con abside semicircolare e una facciata dal profilo mistilineo sormontato da una celletta campanaria. All’intemo sono due tele secentesche con Santi a mezzo busto e, sull’altare maggiore, una tela con S. Gaetano. La chiesetta conserva anche una statua lignea dell’immacolata Concezione.
Sul piazzale una casa riporta in facciata un lacerto di affresco; un’Addolorata del 1798 è su un’altra casa.

Dascio
Poco oltre il ponte sul Mera, all’imbocco della strada che conduce nella frazione di Dascio, si trova un’edicola con affreschi datati 1714, fra i quali una Crocifissione e le Anime purganti.
La chiesa del borgo, di epoca barocca, presenta l’interno completamente ammodernato.

Albonico
La frazione, raggiungibile attraverso un’altra strada, che parte sempre dal ponte sul Mera, si affaccia sul lago di Mezzola ed è stazione ornitologica lombarda. La chiesa, ristrutturata nel 1893, presenta nel presbiterio una coeva decorazione dei fratelli Tagliaferri con affreschi raffiguranti sulle pareti i SS. Antonio, Sebastiano e Rocco e sulla volta il Trionfo dell’Eucarestia con i quattro Evangelisti nei pennacchi e Dio Padre nella lunetta.