San Siro (ex Acquaseria e Santa Maria Rezzonico)
SANT’ABBONDIO
Il territorio di Sant’Abbondio inizia dalla punta La Gaeta, caratterizzata da rocce a strapiombo sul lago, e prosegue con il roccione ferrigno del Sasso Rancio, il cui aspetto aspro e selvaggio alimentò nella credenza popolare la paura della “cavra del Cincirunvel”: un essere diabolico che di notte usciva dalle caverne per spaventare i ragazzi. Diversamente il Sasso Rancio è ricordato dagli storici lariani del Sette e dell’Ottocento per la ricchezza di cave minerarie di ferro, utilizzate in passato anche per ricavare ottime qualità di ocra e di rosso per la pittura.
Il nome di “Sant’Abbondio” ricorda il vescovo comasco, vissuto nel V secolo, che, secondo la tradizione, diffuse la fede cristiana sul lago e sui monti lariani. Esso non corrisponde ad un paese particolare ma indica l’insieme di varie frazioni sparse sulla prima mezzacosta, come Pezzo e Marledo, e di qualche nucleo a riva, come Molino Nuovo e Prada, mentre Acquaseria si sviluppa lungo la statale.
La storia del comune è legata a quella di Santa Maria Rezzonico, dalla cui parrocchia dipese fino al 1921 e a cui fu aggregato dal 1928 al 1957.
Acquaseria, sede del municipio e della parrocchia dei SS. Abbondio e Felice Martire, deriva il suo nome dal torrente che forma il conoide alluvionale su cui è adagiato. Il paese presenta una certa disomogeneità dovuta alla più recente espansione urbanistica, avvenuta in modo piuttosto confuso.
Risalendo la via che conduce al municipio, oltre la chiesa, si raggiunge alla sommità una strada che, secondo la tradizione, segue il tracciato dell’antica via Regina, di origine romana. Verso destra si arriva alle frazioni di Pezzo e Marledo, adagiate su verdi terrazzamenti parzialmente coltivati: verso sinistra si entra nell’abitato. Nel primo tratto i giardini e gli orti sono incastonati negli spazi vuoti tra gli edifici più recenti, posti in posizione arretrata rispetto alla strada principale; questa, proseguendo,
cambia pavimentazione e si restringe tra le possenti mura in pietra di una casa dall’andamento irregolare, per poi allargarsi nuovamente nella piccola piazza della chiesetta di S. Abbondio, raffigurato in un affresco di fattura popolare nel frontone triangolare spezzato del portale. La chiesa, di probabili origini quattrocentesche, fu restaurata nel Seicento e subì rifacimenti nei secoli successivi.
Scendendo per la stessa strada si raggiunge il centro storico, caratterizzato da un fitto intrico di vicoli acciottolati dove si fronteggiano case dall’aspetto di fortezze, di cui una munita ancora di torre. Qui scorre il torrente Acquaseria che nel secolo scorso veniva sfruttato per azionare i mulini, di cui oggi riesce difficile rinvenire tracce.
Parrocchiale dei SS. Abbondio e Felice Martire
La chiesa è dedicata a due vescovi comaschi, la cui memoria è particolarmente cara nella tradizione locale per aver promosso la diffusione della fede cristiana. Edificata tra il 1930 e il 1937, conserva alcune opere di epoche precedenti, di incerta provenienza: nella prima cappella a destra una tela raffigurante la Madonna col Bambino tra i SS. Abbondio e Domenico, Giuseppe e Francesco e il committente Francesco Mazzoletto, il cui nome è indicato nell’iscrizione alla base del tronco, insieme alla data 1618. Il pittore rivela una cultura attardata su modi ancora tardo-cinquecenteschi, legata ai Campi e ad Aurelio Luini. Un quadro del 1893, situato nella seconda nicchia a sinistra, rappresenta San Gerolamo in penitenza; sulla controfacciata risaltano le vetrate, che ritraggono a sinistra Sant’Abbondio, a destra San Felice e nell’oculo centrale La cena in Emmaus, realizzata nel 1971. Nel presbiterio è collocato un altare tardosettecentesco, proveniente da Villa Cortese (Legnano).
Villa La Gaeta
Sulla punta rocciosa La Gaeta sorge la villa omonima realizzata negli anni Venti del Novecento sul luogo di una costruzione ottocentesca appartenente agli industriali Ambrosoli, i cui eredi ne affidarono il rifacimento allo studio di Gino e Adolfo Coppedè. Costoro realizzarono l’edificio secondo lo stile eclettico riecheggiante motivi medievali e liberty nelle varie parti, tra cui spicca, per l’effetto scenografico, la torre a picco sul lago.
SANTA MARTA REZZONICO
Il comune fu costituito nel 1928 dall’unione di S. Siro, Rezzonico e Sant’Abbondio (quest’ultimo fu poi nuovamente staccato nel 1956).
Santa Maria è sede del municipio e dell’imponente chiesa parrocchiale dedicata all’Assunta, affacciata sul lago.
Parrocchiale di Santa Maria Costruita tra il 1464 e il 1474 per accogliere i Domenicani, la chiesa rivela preesistenze romaniche nel campanile.
L’annesso convento, ora adibito a casa parrocchiale, conserva ancora alcuni ambienti originari, mentre delle testimonianze figurative rimane una lunetta con l’affresco tardorinascimentale di San Domenico in penitenza, nel portico tamponato al piano terreno.
La chiesa presenta sulla facciata un interessante portale in marmo bianco, del secondo-terzo decennio del Cinquecento, che riprende il repertorio decorativo rodariano; alla stessa epoca è ascrivibile l’altorilievo della Madonna col Bambino, visibile presso il pilastro angolare a sinistra. L’interno è caratterizzato da una ricchissima decorazione pittorica in cui si distinguono diverse fasi: la prima è rappresentata dagli affreschi firmati da Sigismondo De Magistris nel 1541, nella prima cappella a destra, raffiguranti la Madonna della Misericordia tra i SS. Tommaso e Pietro Martire sulla parete di fondo e i Profeti Gioele e Isaia sui lati. Ad essi si associa la decorazione dell’arco trionfale del presbiterio con l’Assunzione della Vergine, eseguita a ridosso degli anni Quaranta dalla bottega del maestro comasco.
Al 1579 risalgono le decorazioni della seconda, terza e quarta cappella a destra, con affreschi di Santi legati all’Ordine Domenicano e al culto devozionale e con una tela, nel terzo sacello, eseguita dal genovese Agostino Calvi, raffigurante l’Ascensione tra i SS. Sebastiano e Rocco.
La Crocifissione del 1580 nella prima cappella a sinistra esibisce un linguaggio manieristico esemplato su Aurelio Luini, i cui influssi si riconoscono pure nella tela dell’altare maggiore con l’Ascensione della Vergine’, firmata da Giovanni Pietro Gnocchi nel 1578, recentemente restaurata.
Le pareti del presbiterio sono affrescate con l’interessante ciclo delle Storie della Vergine, recentemente restaurato, dipinto nel 1595 da Michelangelo Carminati, al quale è stato riconosciuto l’importante ruolo di diffondere in Alto Lario la pittura manieristica milanese di Carlo Urbino e dei Campi. Egli eseguì altri affreschi nella quinta cappella a destra, sul pilastro destro e sull’arco trionfale, in parte coperti da un organo ligneo barocco, che presentava in origine un’esuberante decorazione con putti e fregi ornamentali, deturpata da recenti furti.
La decorazione secentesca riguarda le rimanenti cappelle, tra le quali si segnala la quarta a si-
nistra dedicata a Sant’Antonio Abate con stucchi e affreschi, dove 1′ Annunciazione dei pennacchi e i riquadri del sottarco sono opera di un pittore morazzoniano, forse Isidoro Bianchi. In questa cappella e in quella di fronte sono pure da notare i paliotti d’altare in scagliola della fine del Seicento.
Si segnalano, infine, il fonte battesimale in marmo bianco del 1551, con vasca poligonale a bassorilievi che illustrano il tema dell’antitesi tra la vita e la morte con un linguaggio ancora legato alla tradizionale simbologia cristiana, ed il tabernacolo tardorinascimentale con la Pietà, incassato nella parete sinistra del presbiterio.
La fortezza romana
All’epoca tardoromana si fa risalire l’imponente quadrilatero murario in conci di pietra visibile dalla strada statale, subito dopo la chiesa parrocchiale. Riguardo alla sua originaria funzione sono state avanzate diverse ipotesi, per lo più orientate a sottolineare l’importanza strategica della struttura, che costituirebbe il resto di una fortezza, preposta al controllo del traffico lacuale e terrestre, presso il tracciato dell’antica via Regina.
Rezzonico
Tra le frazioni a lago spicca Rezzonico, su un promontorio roccioso.
A necessità difensive doveva rispondere la torre, probabilmen-
te di epoca romana, i cui ruderi sovrastano l’ingresso meridionale della galleria della strada statale, deviando dalla quale si entra nell’abitato. Essa è nota con il nome di “Castelasc”, cui la leggenda associa la losca figura di un signorotto spagnolo.
Entrando nel paese, alte mura merlate indicano l’ubicazione del castello trecentesco, costruito con vario materiale lapideo, probabilmente in sostituzione di uno più antico dalla nobile famiglia Della Torre. L’edificio, sovrastato da una torre merlata con finestre ad arco acuto, ha subito diversi restauri ed è ora adibito ad abitazione privata. L’ingresso principale è costituito da un portale ad arco acuto, abbellito dall’inserzione di blocchi di marmo bianco, che si apre su una piazzetta su cui si affaccia pure la piccola chiesa dei Re Magi, restaurata nel Seicento, ma di origini più antiche. Il paliotto marmoreo dell’altare maggiore reca dipinta l’ Adorazone dei Magi, sovrastata dalla statua di S. Antonio di Padova, oggi venerato nella chiesa; sulla parete sinistra è collocata una pittura murale staccata di aspetto settecentesco raffigurante la Pietà. Vari archi scandiscono il percorso spezzato dei vicoli su cui si affacciano eleganti portali, spesso accompagnati da stemmi araldici: alcuni si possono trovare scendendo lungo la prima gradinata che dalla piazzetta conduce al lago, al termine della quale, sulla sinistra, si trova l’emble
ma con la scritta AGOSTINO STOPPANI 1464. Svoltando sulla destra, si incontra un caratteristico portale dalla sagoma poligonale, rivolto verso il lago, dove si trova il pittoresco porticciolo con un basso porticato.
Gallio
Numerose frazioni si susseguono a varie quote sulle falde del Bregagno, secondo una disposizione tipica di queste aree.
Gallo si può raggiungere attraverso una mulattiera che introduce in un’intricata rete di viottoli tra case di pietra, quasi addossate le une alle altre, con ballatoi e scale a cielo aperto.
Lungo questo sentiero, al n. 10 è visibile una pittura murale con l’Incoronazione della Vergine, del 1840, di rudimentale fattura popolare, e più oltre una Madonna col Bambino. Si giunge, quindi, ad una piccola chiesa dedicata a S. Lucia, la cui facciata presenta un portale in granito, sormontato da volute e da una nicchia con una statua lignea di San Giacomo, molto degradata. L’interno conserva sul presbiterio una tela secentesca di impronta nuvoloniana, raffigurante la Madonna col Bambino e Santi, tra i quali Rocco e Sebastiano giustificano l’antica dedicazione della chiesa, risultante dalla visita pastorale Archinti del 1599. Lateralmente sono collocati due affreschi con S. Vincenzo e devoto, a sinistra, e la Madonna di Loreto, a destra, eseguiti nel 1580 da un pittore anonimo, attivo un anno prima nella seconda e quarta cappella a destra della chiesa parrocchiale.
S. Martino
Nella frazione di San Martino, situata a mezzacosta, da cui si può godere un vasto panorama, si trova una chiesa di modeste dimensioni citata dal vescovo Archinti nel 1599, quando ancora non aveva la volta a botte, aggiunta nel secolo successivo. Essa conserva pregevoli tele secentesche dedicate al santo di Tours, collocate sulla controfacciata, e un interessante ciclo di affreschi nella cappella sinistra. La complessa iconografia, di chiara ispirazione controriformista, è imperniata sulla raffigurazione della Risurrezione di Cristo, rappresentata nella lunetta tra i SS. Pietro e Paolo, a cui è tematicamente collegato il Giudizio finale, sulla parete destra.
Raffigurazioni di Santi cari alla devozione locale completano il ciclo di affreschi del primo Seicento, espressi con un linguaggio di derivazione morazzoniana, vicino alle versioni fornite dai Fiammenghini e dai Recchi, attivi nel corso del secolo in area lariana e valtellinese.
Nella cappella è stata ricavata in tempi recenti una nicchia, in cui è stata collocata la statua della Madonna di Lourdes.