Porlezza
è un borgo grazioso e accogliente, con una buona attrezzatura turistica, che si trova a capo del ramo nord-est del lago di Lugano ad un’altezza di 282 metri. Il suo comune è composto quattro frazioni, Begna, Cima, Tavordo ed infine da Agria, patria della fogazzariana Luisa, l’appassionata e coraggiosa protagonista del -Piccolo mondo antico-.
Abitata in tempi romani fu nel Medio Evo sede di un gran monastero di suore. Era protetta da castello che resistette agli attacchi dei comaschi durante la guerra decennale ma non a quelli del Meneghino che lo distrusse. Passò a varie signorie finché per due secoli (1552 – 1752) rimase soggetta alla casa d’Este. Il nome di Porlezza è iscritto nell’albo della storia dell’arte: fu infatti terra d’origine di molte famiglie che si dedicarono all’arte.
Nel rinascimento rifulsero, fra queste, i della Porta, scultori e architetti in Lombardia, Liguria e, soprattutto a Roma (Guglielmo fu diletto scolaro di Michelangelo), e i Sanmichele, la cui gloria è Michele, nato a Verona dal porlezzese Giovanni, genio dell’architettura militare e civile nella nativa città, a Venezia e in Emilia.
Punto di partenza per innumerevoli escursioni, al Passo Stretto, al bivacco Alpe Vecchio, sul lago di Lugano, nelle sue vallate e alle grotte di Rescia, piccole gallerie, visitabili a pagamento solo nel pomeriggio dei giorni festivi, con stalattiti e stalagmiti con una bella cascata sul fondo. Questo paesaggio d’incomparabile bellezza fu molto gradito dal Fogazzaro.
Chiesa di San Vittore
Fondata probabilmente gia nel V secolo, con l’attiguo battistero (distrutto nel ‘600), la chiesa venne ricostruita nel medioevo e nel XVII secolo e completata nell’800 con la facciata neoclassica di Pietro Gilardoni (1840).
All’interno è particolarmente pregevole il complesso decorativo del presbiterio con gli stucchi di Giovanni Maria Muttoni sull’arco di ingresso (1736) e gli affreschi di G. Battista Pozzi di Valsolda e Giuglio Quaglio (fine XVII – inizio XVIII sec.) dedicati alla vita di San Vittore.
Anche le cappelle laterali conservano dipinti e stucchi di epoca sei-settecentesca.
S.Marta
Sede dell’importante confraternita dei Disciplinati, la chiesa venne completamente decorata tra il 1670 e il 1681 con tele e affreschi realizzati da Giovanni Stefano Danedi detto il Montalto e da Ercole Procaccini il Giovane.
Il ciclo suddiviso tra navata (con tele) e presbiterio (con affreschi) è dedicato a storie di Lazzaro, Maria Maddalena e Marta.
L’altare maggiore è del XVIII secolo, con statue dell’Immacolata e di S.Marta.