Pianello del Lario

Situato sulle pendici orientali del Bregagno, un tempo centro agricolo e industriale (tessile), si sta ora sviluppando come località di villeggiatura.

Calozzo

La sede comunale è nella frazione Calozzo, attraversata dalla strada statale; qui si trova la chiesa parrocchiale dedicata a S. Martino, presso il lago, e poco più avanti il Museo della Barca Lariana.

Parrocchiale di S. Martino

Le origini della chiesa si fanno tradizionalmente risalire all’Alto Medioevo, quando fu effettuata la donazione di appezzamenti di terre, forse dal re longobardo Liutprando, al monastero benedettino di S. Carpoforo in Como. Nel 1153 risulta eretta in una di quelle terre, a Pia-nello, una cappella di S. Martino. L’abate comasco nominava il cappellano per l’assistenza religiosa della popolazione, che però dipendeva giurisdizionalmente dall’arciprete di Dongo: questo fatto diede origine a varie liti. Nel 1389 cessò la proprietà feudale di San Carpoforo. Compresa nel territorio di Mosso, la comunità di Pianello ottenne l’indipendenza nel 1472. In quegli anni fu probabilmente istituita anche la parrocchia e furono eseguite ristrutturazioni, come si deduce dalla data 1534, iscritta sull’architrave del portale. Il vescovo Archinti, che visitò la chiesa nel 1599, la trovò in buone condizioni e decentemente ornata di altari e di pitture; nella relazione della visita egli accenna alla presenza di una congregazione di San Rocco e di una confraternita del Ss. Sacramento, che esisteva già nel 1517, fondata dalla Compagnia degli emigrati di Pianello a Genova. Essa contribuì con sostegni finanziari molto consistenti ad opere di decorazione e di restauro della chiesa, specialmente in epoca settecentesca.
La chiesa è preceduta da un portico, risalente alla metà del Settecento, risistemato nel 1957, che ingloba un protiro secentesco. Il portale, incorniciato da delicati fregi ornamentali, è sormontato da una lunetta affrescata con un episodio della Vita di S. Martino. Sulla parete destra, subito dopo l’entrata, è collocato un trittico databile al terzo-quarto decennio del Cinquecento raffigurante la Madonna in trono col Bambino tra i SS. Antonio Abate e Bernardo, che possedeva probabilmente una predella andata perduta.
Nel 1536 Bernardino C athanio di Saliana scolpisce il tabernacolo marmoreo situato dietro l’altare maggiore settecentesco.
Sulla finestra sinistra del coro si trova una vetratina rinascimentale raffigurante S. Martino, in cui si riconoscono deboli influssi di cultura nordica. Tutte le altre vetrate della chiesa sono novecentesche.
L’area presbiteriale, che risultava già dipinta nel 1599 (Archinti), venne rinnovata nella prima metà del Seicento con decorazioni a stucco, eseguite a partire dal 1626 ed affreschi” realizzati negli anni 1640-41 dal campionese Isidoro Bianchi, discepolo del Morazzone, con l’aiuto del figlio Pompeo. Il Bianchi, figura centrale della pittura lombarda della prima metà del Seicento, è autore, in Alto Lario, di un altro ciclo di affreschi a Brenzio (1639-40). Gli affreschi di Pia-nello esaltano il sacrificio eucaristico preannunciato nel Vecchio Testamento raffigurando, sulla volta a botte presso la parete di fondo, in tre grandi riquadri, La caduta della Manna, l’Eterno Padre e Il sacrificio di Melchisedech; sulle pareti quattro ovali con L’uccisione di Abele, La benedizione di Isacco, Il sacrificio di Isacco, Il sonno di Elia; sull’archivolto e sulle lesene i profeti Isaia e Osea e i re Davide e Salomone; sulla parete di fondo S. Martino a cavallo al centro, S. Giovanni Battista a sinistra, e S. Lorenzo a destra; in questi due ultimi Santi, però, come in alcune figure della scena col Patrono, appare meno evidente la mano di Isidoro.
Nel 1695 furono realizzati gli affreschi della volta a crociera, sopra l’altare, dedicati alla Vita di San Martino attribuiti a Giovanni Battista Pozzo, nativo di Loggio in Valsolda. Il cremasco Giovan Battista Botticchio eseguì il grande telero sulla parete sinistra raffigurante Un miracolo di S. Martino, datato 1653, ed anche la tela con S. Antonio da Padova, sul pilastro destro dell’arco trionfale. Sempre nel presbiterio, sulla parete destra, vi è un’altra grande tela di autore ignoto della fine del Seicento, che rappresenta con grande concitazione la Guarigione di un ossesso.
Ai primi anni del Seicento risale l’erezione della prima cappella a sinistra, dedicata alla Madonna del Rosario, a cura della Compagnia dei Milanesi; essa fu poi adornata, nel corso del secolo, con la statua lignea della Madonna, stucchi e pitture. Alle pareti sono appese due tele ottocentesche che rievocano le Battaglie di Lepanto e di Muret.

La prima cappella a destra reca affreschi realizzati dal Tagliaferri negli armi 1880-90. Essa, inizialmente dedicata a S. Fermo, fu costruita nel secondo decennio del Seicento, quindi ridedicata a S. Giuseppe e poi al Beato Luigi Guanella, che proprio a Pia-nello, dove era stato parroco dal 1881 al 1890, iniziò l’attività di fondazione degli istituti per il ricovero degli anziani e dei bambini abbandonati, in seguito
estesa nel resto dell’Italia e all’estero. Il primitivo Istituto aveva sede nella frazione di Camlago, da cui fu successivamente trasferito a Calozzo, dove è tuttora operante con il nome di “Casa del S. Cuore”, con annessa chiesa degli inizi del secolo. Nei primi anni dell’Ottocento fu realizzata la volta della navata, affrescata dal Tagliaferri nel 1865.

La chiesa conserva un organo” del 1782, dei famosi organari Serassi. L’elegante parapetto è animato da una convessità centrale, il cui andamento richiama la sommità del fastigio. Degno di rilievo è pure l’armadio barocco della sacrestia.
Il tesoro della chiesa conserva una preziosa croce astile di Sergregori da Gravedona, del 1489.

Museo della Barca Lariana

A Calozzo si può visistare il “Museo della barca lariana”, allestito e inaugurato nel 1982 nei locali di una vecchia filanda, monumento di per se stesso interessante per quanto riguarda l’archeologia industriale. Espone 160 barche che documentano la grande varietà delle imbarcazioni lariane, tra cui preziosi esemplari, corredate da schede informative e completate da accessori e dall’attrezzatura usata per la pesca.

Frazione S. Anna

Il sistema dei terrazzamenti distribuisce a diverse quote le numerose altre frazioni, in parte disabitate. Molte di esse sono percorribili solo a piedi e conservano ancora le originarie peculiarità architettoniche rurali: è, per esempio, il caso della frazione Sant’Anna, a mezza costa, segnalata lungo la strada carrozzabile che risale il monte. Da qui parte la mulattiera che sbocca davanti alla chiesetta secentesca di Sant’Anna, preceduta da un pronao settecentesco. L’interno presenta un’unica navata con volta a botte ed abside rettangolare, con elegante balaustra e pavimento marmoreo, un piccolo coro ligneo e una tela settecentesca, raffigurante la Madonna e S. Anna, atteggiate in pose di classica compostezza devozionale.
Risalendo la gradinata di fronte alla chiesa si passa attraverso un arco di pietra e si vede, sulla sinistra, una pittura murale tardo-cinquecentesca di fattura popolare, raffigurante la Madonna con un devoto. Proseguendo si può visitare il paese dall’aspetto compatto, con piccole piazze esterne, ma ampie corti interne, dove si affacciano fienili e abitazioni punteggiate di loggiati.

Le “Tre Terre”

Ritornando a Calozzo ci si può dirigere verso le “Tre Terre”, formate dalle frazioni di Scarpagiano, Rovezzano e Coslia: si distinguono in lontananza per un caratteristico gruppo di edifici allineati, che si levano a picco sul pendio del monte, a quota intermedia. Anche in questo caso si deve abbandonare l’automobile nel piccolo spiazzo al termine della strada; imboccando una qualunque stradina che risale il paese si raggiunge la chiesa della Madonna della Neve. Presenta una facciata settecentesca con frontone curvilineo, preceduta da pronao. L’interno, a una sola navata coperta da volta a botte, conserva nel presbiterio un elegante altare marmoreo ed affreschi raffiguranti la Madonna che allatta il Bambino, S. Rocco e S. Sebastiano, con le date 1570 e 1766 riferite, probabilmente, all’anno di fondazione e di riedificazione della chiesa. Ottocenteschi sono invece i dipinti della volta: un tondo con la Madonna Assunta, nella navata, ed un altro con la Risurrezione, nel presbiterio. Al di sopra del portale maggiore è appeso un paliotto in tessuto ricamato del Novecento e lateralmente, tra gli ex-voto, si trova un quadretto che raffigura un “trotto” miracolosamente salvato da un fulmine dalla Madonna della Neve. I trotti sono anfratti naturali dove spiragli di aria provenienti dalle viscere della montagna mantengono condizioni ideali di temperatura per la conservazione di prodotti locali, come vini e formaggi. Luoghi privilegiati di ritrovo, a Pianello un tempo ve ne erano a decine; ora se ne può trovare uno aperto al pubblico, con annessa trattoria, sulla riva del lago.
Ritornando al punto di partenza ci si può addentrare, verso sud, in una piazzetta che presenta, sulla destra, un affresco rinascimentale della Madonna del latte con due devoti; lacerti di affreschi, purtroppo illeggibili, si trovano anche lungo la mulattiera che scende a valle e conduce ad una cappelletta con pitture murali molto degradate, tra le quali si distingue chiaramente un’immagine di S. Carlo, probabilmente raffigurato in relazione allo scioglimento di un voto espresso durante una pestilenza.

Chiesa di S. Bernardino a Nassina

A 997 metri di altitudine, in località Nassina, si trova una chiesetta dedicata a S. Bernardino, ricostruita nel Settecento, ma di
origini antiche, tanto che il ve scovo Volpi, nella relazione della visita pastorale del 1582, afferma che non vi si celebra più da oltre dieci anni; nei pressi vi sono gruppi di baite che la notte precedente il 15 agosto gareggiano nell’accendere i falò più luminosi, secondo una consuetudine diffusa sui monti lariani.