Peglio

L’antico e caratteristico borgo è posto allo sbocco della piana di Livo sulla valle di Gravedona, al di sotto delle pendici del Sasso Pelo.
In età comunale Peglio ebbe un governo consolare, che dagli Statuti di Corno del 1335 risulta impegnato nella manutenzione della strada Regina. Nel 1580 venne inclusa nel feudo delle Tre Pievi del cardinale comasco Tolomeo Gallio. Nel 1593 la popolazione contava 720 abitanti distribuiti in 165 famiglie e a partire dal Cinquecento si verificò un’ingente emigrazione a Palermo che, come testimonia la ricchezza decorativa della Parrocchiale, dovette portare anche un discreto benessere. Dall’Ottocento, come per tutti questi luoghi, iniziò un inarrestabile declino.

Il borgo

L’abitato conserva ancora oggi il fitto assetto di contrade e case in pietra che in più luoghi lasciano intravvedere lacerti di affreschi esterni (si vedano i civici 78 e 136), inferriate, portali e davanzali in pietra risalenti ai secoli di maggior floridezza.
Parrocchiale di S. Eusebio La visita pastorale del Ninguarda del 1593 descrive la chiesa, eretta in parrocchia nel 1461, nella situazione precedente ai rifacimenti e alla grande decorazione ad affresco del primo Seicento. Vi era una cappella dedicata a S. Antonio con statua ed affreschi, una cappella dell’Assunzione pure tutta affrescata, mentre ancone dipinte ornavano gli altari di S. Biagio e S. Nicolao .
Della decorazione del secondo Cinquecento sopravvivono gli affreschi del portico sul lato meridionale del piccolo sagrato, chiuso tra edifici che comprendono anche una cappella della Buona Morte ormai settecentesca. Il portico faceva probabilmente parte dell’antico cimitero, poi spostato a monte della chiesa. Gli affreschi raffigurano sopra l’altare la Natività con i SS. Sebastiano, Rocco e Giovannino; a sinistra sono la Crocifissione, la Deposizione e la Risurrezione; a destra una Madonna col Bambino e un Santo e un’altra Madonna tra i SS. Sebastiano, Rocco e Lucia. Sulla volta sono affrescati Episodi della Creazione e dell’infanzia di Cristo da collegarsi al pronao di S. Giacomo a Livo, anche per l’iconografia legata al dibattito controriformistico sul peccato originale.
La chiesa venne ricostruita tra il 1607 e il 1613 ed ospitò una straordinaria campagna decorativa, promossa dal rettore Pietro Antonio Grassi, che vide impegnato Giovanni Mauro Della Rovere detto il Fiammenghino, pittore molto affine al Morazzone, con una personale capacità narrativa di sicuro impatto sulla religiosità popolare, rafforzata da un acceso gusto cromatico. Documentati al 1614 sono i lavori ad affreschi e stucchi, commissionati l’anno precedente, nel presbiterio con le due grandi scene del Giudizio Universale sulle pareti laterali affiancate da Dottori della Chiesa e da riquadri monocromi con Episodi biblici, l’Eterno in Gloria, l’Incoronazione della Vergine, la Pentecoste, e gli Evangelisti sulla volta, e figure di Santi sui pilastri. Sulla parete di fondo sono raffigurati S. Eusebib al Concilio di Milano e la Lapidazione del Santo. Il bell’altare in legno dorato è opera di Simone Berti e Antonio Scherino (1635); gli eleganti argenti sacri di età barocca provengono in buona parte dall’emigrazione palermitana degli abitanti di Peglio.
Documentate come opere del Fiammenghino sono inoltre i dipinti della cappella del Crocifisso (quarta di sinistra, datata 1615, autografa), la decorazione della cappella di S. Carlo (seconda di destra, datata 1625, autografa) mentre la cappella del Rosario (quarta di destra) è datata 1611 e firmata Io.VAL. AI Della Rovere possono ascriversi anche le cappelle di S. Antonio (prima di destra) e di S. Giovanni Battista (prima di sinistra, battistero), entrambe di felice icasticità narrativa e ben collegabili alle preoccupazioni di chiarezza e di eccitazione alla pietà caratteristiche dell’età borromaica. Nella Predica del Battista è tradizionalmente identificato l’autoritratto del pittore, accanto all’amata.
Anche i riquadri e le lunette sopra le cappelle, con Storie dell’Antico Testamento, e le ante dell’organo, con Davide che danza davanti all’arca e le raffigurazioni dei SS. Eusebio e Vittore, sono attribuite al Fiammenghino. La parte fonica dell’organo è generalmente ascritta a Giovanni Rogantini di Morbegno. La cappella di S. Rosalia (terza di sinistra) è attribuita dal Monti al Caracciolo da Vercana. La tela sull’altare ha un’improbabile attribuzione al Guercino (Monti). Nella cappella di S. Giuseppe, affrescata secondo il Monti dal comasco Rodriguez, è collocata una tela raffigurante il Transito del Santo, la cui tradizionale attribuzione al Petrini è molto discussa.
Gli Apostoli e la Via Crucis sui pilastri della navata sono opera dell’intelvese Alessandro Valdani (1765), a cui è attribuito anche il Trionfo della Morte nella cappella sul sagrato della chiesa.

Nella sacrestia è una Vergine col Bambino della fine del Cinquecento e il Monti ricorda anche un’Immacolata attribuita a Gian Maria Legnani.

Argesio

Sulla parete esterna di una dimora della piccola frazione, sulla via che conduce a Dosso del Liro, è affrescata una Madonna tra S. Carlo e S. Caterina che documenti ottocenteschi assicurano firmata dal Fiammenghino nel 1619 e commissionata da quell’Alberto Mangino che doterà la cappella di S. Carlo in S. Eusebio nel 1623.