Musso

L’abitato di Musso si è sviluppato ai piedi dello sperone roccioso, detto “Sasso di Musso”, con cui il monte Bregagno precipita sulla sponda occidentale del Lario.
Il nucleo a riva presenta le tipiche forme compatte delle case, da un lato, allineate lungo la statale e a picco sul lago dall’altro. Sulla strada, al n. 54 si può osservare un affresco, molto sbiadito, della Madonna in trono col Bambino, riferibile al pittore locale Battista da Musso, che si firma nel 1499 in S. Vito a Cremia; presso il lago si trova, invece, il pittoresco porticciolo con bassi portici.
All’epoca romana risale lo sfruttamento del “Sasso di Musso” per il filone di marmo che continua ad Olgiasca, sulla sponda opposta del lago. Nelle sue cave si ritrovò un medaglione dell’imperatore Galba (68-69 d.C.) e, sulla statale, al termine dell’abitato, un’ara votiva dedicata a Diana, coperta dalla pietra sacrificale e circondata dagli avanzi del sacello, ora conservati nel Museo “Giovio” di Como. Sullo stesso luogo, sorge la “santella di S. Carlo”: un’edicola secentesca eretta in onore del santo, la cui madre era sorella di personaggi legati alla storia locale:
Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino, e Angelo Medici, che diventò cardinale e quindi papa con il nome di Pio IV.
Il culto locale per S. Eufemia risale all’epoca bizantina, mentre il dominio longobardo sarebbe stato attestato da una donazione della “corte di Mosso” fatta da Liutprando al monastero di S. Carpoforo in Como, contenuta in un documento ritenuto però spurio e falso.
Con ogni probabilità la zona doveva essere fortificata sin dall’Alto Medioevo, poiché in posizione strategica; tuttavia, solo nel 1335 è documentata la roccaforte di Giacomo Malacrida, che muniva il Sasso di Musso; nello stesso anno il paese risultava comune nella Pieve di Dongo. La rocca fu occupata nel 1522 dal Medeghino, che da qui esercitò il suo potere per dieci anni su tutto il lago fino a Lecco, Chiavenna e la bassa Valtellina, assegnandosi il titolo di “Castellano della Rocca di Musso e Signore delle Tre Pievi”. Egli rafforzò il castello in tre punti: sul lago, dove costruì un molo per la sua flotta; sul picco, in cui sorge la chiesetta di S. Eufemia; e, poco più in alto, in posizione difensiva. Nel 1532 fu vinto e scacciato da Francesco II Sforza, dagli Svizzeri e dalle Leghe Grigie. Il castello fu distrutto; alcuni resti, visibili presso la chiesa di S. Eufemia, furono inglobati nel sottostante “Giardino del Merlo”, realizzato nel secolo scorso sull’ultima ripida balza del Sasso di Musso, con fantasioso accostamento di piante, grotte, passaggi e giochi d’acqua, che oggi, purtroppo, non riesce facile rievocare neppure con l’immaginazione, dato il totale stato di abbandono.
Parrocchiale di S. Biagio Lungo la strada statale si trova la parrocchiale dedicata a S. Biagio, con la facciata scandita da lesene e coronata da un fregio di archetti a tutto sesto, ripetuti nell’abside. Tracce di decorazione geometrica in vari colori rlsalgono forse alle indicazioni del vescovo Bonomi (1578) di dipingere di rosso la facciata. Il Malaguzzi Valeri informa che all’inizio del secolo vi erano anche figure di Santi, ora scomparsi. Al fianco destro è addossato il portico ed è sviluppato un piccolo piazzale dove si erge il campanile settecentesco, recante vari stemmi dei Malacrida, feudatari di Musso. Qui è pure collocata una vasca marmorea, forse antico fonte battesimale ad immersione. La chiesa, documentata nel 1337 con la dedicazione a S. Nazaro, fu eretta in parrocchia con il titolo di S. Biagio nel 1387. La data 1507, riportata sulla lunetta del portale maggiore, può essere verosimilmente riferita alla costruzione dell’attuale edificio, con interno suddiviso da colonne in tre navate, di cui la centrale a capriate e le laterali con volte a crociera. Sui pilastri dell’arco presbiteriale furono scoperti, durante i restauri del 1985, due figure tardoquattrocentesche di santi: S. Antonio a sinistra e S. Defendente a destra. Essi sono i resti di una più ampia decorazione, forse nascosta sotto gli affreschi del Tagliaferri, che lavorò nella chiesa nel 1893, dipingendo la Gloria di S. Biagio nel catino absidale, l’Eterno Padre sull’arco trionfale, tondi con i Profeti, Evangelisti e Angeli musicanti sulle pareti della navata centrale. Nel presbiterio sono pure collocate due tele con figure di Santi, a cui sí possono associare due Sante, raffigurate entro analoghe cornici sulle pareti laterali delle navate. Su un Santo compare la firma di Carlo Gerolamo Castelli, vissuto tra il 1689 e il 1758. Nella prima cappella a sinistra è conservata, in un’imponente cornice lignea dorata, una raffinata tela cinquecentesca con l’Adorazione dei Magi, e in quella a destra una tela secentesca dell’Annunciazione, ispirata al Morazzone. Sulla parete destra della navata si trova una pregevole tela con S. Antonio Abate, non distante dai Santi del Castelli, caratterizzata da un gustoso brano paesistico sullo sfondo, con sequenze di viottoli, radure e boschetti dalle intonazioni verdastre e azzurrine, di ascendenza nordica.
Sulla parete sinistra è collocata invece una tela con la Deposizione, che risente del manierismo cinquecentesco di derivazione milanese: in particolare il gruppo della Vergine e del Cristo ri
mandano, per lo schema compositivo e per il livore delle carni, alla tela di medesimo soggetto dipinta da Simone Peterzano per la chiesa di S. Fedele a Milano. La seconda cappella a sinistra, dedicata alla Madonna del Carmelo, conserva una statua della Vergine, entro una ricca cornice decorata con stucchi e alcune tele votive. L’altare fu fondato nel Seicento, ma una confraternita dei Carmelitani risulta eretta già negli anni precedenti.
Sulla controfacciata si trova un modesto organo ligneo, con emblemi musicali raffigurati sulla cantoria.
Chiesa di S. Eufemia
Al nucleo a lago corrispondono gli insediamenti disseminati lungo i terrazzamenti della mezza-costa, secondo una caratteristica utilizzazione del versante.
Partendo dalla frazione di Genico, si può raggiungere la chiesetta situata in posizione panoramica su una balza rocciosa del Sasso di Musso, imboccando un sentiero all’estremità del paese che offre al visitatore suggestivi scorci sul lago. È probabile che tale sentiero ripercorra il tracciato di una strada romana più antica della celebre Regina.
La chiesa di S. Eufemia faceva parte della famosa rocca e pertanto rimase molto danneggiata dalle battaglie combattute contro il Medeghino, come rilevato dal vescovo Ninguarda (1593). L’edificio fu così ricostruito in seguito alle prescrizioni di monsignor Archinti (1599), probabilmente nel 1622: attualmente è preceduto da un portichetto e presenta all’interno la volta a botte con abside quadrata.
Sant’Eufemia fu un’eremita che, secondo una leggenda lariana, viveva sui monti insieme ad altri fratelli, che si salutavano la sera con fuochi. A loro sono edificate altre chiesette montane della zona: S. Amate di Plesio e di Barna, S. Domenico di Cremia e S. Bernardino di Pianello, S. Bernardo di Musso, S. Gottardo e S. Eurosia di. Dongo.
Chiesa di S. Rocco a Campagnano
Campagnano accoglie la chiesetta di S. Rocco, di origini secentesche, con portico e campanile aggiunti nell’Ottocento. L’interno, con volta a botte ed abside semicircolare, presenta sull’altare maggiore una pala con la Madonna Assunta e i SS. Rocco, Sebastiano e Rosalia, in cui la figura della Vergine è puntualmente ripresa da una tela eseguita da Carlo Maratta nel 1685 per la chiesa di S. Maria del Popolo a Roma, a conferma della grande diffusione di copie e di disegni dal famoso originale. La presenza della santa siciliana è da mettere in rapporto con il fenomeno dell’emigrazione delle popolazioni dell’Alto Lario, attestato in modo particolarmente massiccio nel XVII secolo.