Montemezzo

La località, solcata dal torrente S. Vincenzo, si distende sulle pendici del Sasso Canale (m 2349) che scendono verso le sponde lacuali di Gera e Sorico.
I due principali centri abitati sono Burano, ove ha sede il Comune e la Parrocchiale, e Montalto. Altre località sono Cerceno, Piazzolo, Peledo, S. Bartolomeo e Selva.
Alcuni massi di forma particolare, come quello isolato nei pressi di Burano o quelli a valle della strada che sale a S. Bartolomeo, sono stati collegati con attività di culto dell’età neolitica, così da assicurare la presenza dell’uomo fin dalla preistoria. Compreso nel territorio delle Tre Pievi, Montemezzo ebbe una parrocchia autonoma dal 1480, quando venne staccata dall’Arcipretale di Sorico. Dal XVI secolo si registrano i primi flussi migratori, diretti soprattutto verso Ancona e Palermo: in particolare da questa città vennero importate usanze e tradizioni.
Parrocchiale di S. Martino La chiesa, affiancata da un campanile che alla base ha scolpita la data 1595, gode di una straordinaria posizione panoramica dominante il lago e lo sbocco della Valtellina. La struttura architettonica ad aula unica scandita da archi trasversi, che sorreggono un soffitto ligneo a vista, suggerisce una datazione dell’edificio ai tempi dell’erezione a parrocchia (1480). Il portale rinascimentale è anticipato da un pronao su due colonne. Nella lunetta un affresco con S. Martino che dona il mantello al povero; al di sopra è dipinto un Ostensorio tra angeli. La data più antica relativa alle decorazioni ad affresco dell’interno è il 1517, incisa su un lacerto di cornice dipinta sulla controfacciata: in questa zona della chiesa sono conservati diversi lacerti di affreschi quattro e cinquecenteschi.
Nel 1578 la visita apostolica del Bonomi registra la presenza di una cappella dedicata alla Vergine, forse identificabile con quella della Madonna del Rosario”, affrescata con ogni probabilità dal Fiammenghino nel 1611 su commissione della Scuola degli emigrati a Palermo. In essa, di particolare interesse, è l’affresco con una Battaglia, ora identificata con quella di Lepanto (contro i Turchi), ora con quella di Muret (contro gli Albigesi), dove sono raffigurate le personificazioni della Fede e dell’Eresia. Di fronte è l’Istituzione del Rosario, mentre sul fondo entro tondi sono affrescati i quindici Misteri del Rosario e i SS. Domenico e Caterina. Sulla volta è l’Incoronazione della Vergine tra angeli musicanti, sulle lesene e sull’intradosso dell’arco-ne sono dipinti Angeli con simboli mariani, all’esterno l’Annuciazione; pregevoli sono anche gli stucchi. Per la cappella di S. Carlo” il riferimento cronologico è dato dalla decorazione pittorica datata 1628, mentre l’iscrizione CHR. CAR. rivela l’autografia di Cristoforo Caresana, fedele epigono del Morazzone e autore degli affreschi della cap pella del Rosario in S. Lorenzo a Fusine (Sondrio) e del Miracolo dell’ostia conservato nei Musei Civici di Como. Sulla parete di fondo della cappella, tra gli affreschi con la Nascita e la Morte del Santo, è collocata una tela con l’immagine di S. Carlo vescovo; sulle pareti laterali l’Attentato e la Visita agli appestati; sulla volta è raffigurata la Gloria di S. Carlo tra angeli musicanti. Altri episodi sono sull’intradosso dell’arcone.
Alcune figure di Santi (Giuseppe, Pietro, Giacomo, Paolo) sono sui pilastri degli archi trasversi. Nella prima cappella di sinistra è una tela settecentesca con il Battesimo di Cristo; negli ultimi comparti prima dell’altare si trovano altri affreschi tra cui una S. Rita.
Il presbiterio a pianta quadrata conobbe diversi rimaneggiamenti e restauri a partire dal 1872 col pesante intervento sugli affreschi del Tagliaferri. Tra il 1904 e il 1906 venne rifatto il pavimento e realizzato un coro ligneo, rimosso nel 1976 quando venne eseguita l’ultima pulitura del dipinto.
Gli affreschi dei pilastri dell’arco trionfale raffigurano S. Antonio, S. Martino, S. Stefano e la Vergine col Bambino tra S. Rocco e S. Sebastiano. Sono tutti riferibili ad una stessa mano, con precisi rimandi al polittico di S. Stefano nella Parrocchiale di Sorico e ad affreschi in S. Giacomo a Livo datati agli anni Quaranta del XVI secolo.
Ad un’altra mano vanno ascritti il Giudizio Universale sulla fronte dell’ arcone e le Storie della Passione sulle pareti del presbiterio. Probabili sono i rapporti con stampe nordiche e caratteristiche le ambientazioni architettoniche. Lo stile corsivo e disarticolato affianca le Storie della Passione agli affreschi della cappellina di S. Rocco a Livo e suggerisce una datazione alla metà del XVI secolo.
Sulla parete di fondo è affrescata la Crocifissione, uno dei maggiori episodi figurativi della zona, collegabile alle analoghe rappresentazioni di Bernardino Luini in S. Maria degli Angeli a Lugano e di Fermo Stella in S. Lorenzo a Teglio. Ormai abbandonata è la considerazione per una dubbia iscrizione sulla parete di destra che datava il ciclo al 1598 attribuendolo ad Aurelio Luini. Il classicismo campositivo e il caratteristico cromatismo ricordano da vicino il pittore che nel 1532 affrescò il presbiterio di Dosso del Liro.
Il contenuto patetismo e la sicurezza narrativa ben inseriscono la Crocifissione entro le preoccupazioni controriformistiche del tempo.
La volta del presbiterio è decorata da una Gloria angelica tra i quattro Dottori della Chiesa e gli Evangelisti, questi ultimi dipinti a monocromo. La mano potrebbe essere la stessa della Crocifissione, ma la volta appare tra le zone più ridipinte dai restauri. Interessanti sono gli atteggiamenti degli Angeli che richiamano gli scritti quattrocenteschi dedicati alle disposizioni da assumere nella preghiera. Un bel Crocifisso ligneo sovrasta l’arcosolio del presbiterio.
Sul piazzale della chiesa si affaccia la casa parrocchiale con un lacerto di affresco esterno raffigurante un Angelo.
L’antico borgo di Burano
In località Burano è conservato un affresco esterno con un’iscrizione che data la casa al 1554 e il dipinto al 1560: la Vergine tra S. Pietro e un altro Santo. Altri affreschi della seconda metà del Settecento e dell’Ottocento, di prevalente soggetto mariano, alcuni opera del Tagliaferri, decorano le facciate di alcune case disposte su una stretta contrada che segna in modo caratteristico l’assetto dell’antico borgo.
Peledo
Lungo la strada che conduce a S. Bartolomeo è posta una piccola frazione con affreschi votivi di soggetto mariano dipinti nell’ultimo decennio del XVIII secolo sulle facciate di alcune case. Una cappellina votiva del 1820 precede l’abitato.