Germasino

Piccolo borgo arroccato sulle pendici del monte Cortafo, prospiciente la valle dell’Albano che scende verso Dongo, è attraversato dalla strada che sale al passo di S. Jorio, storico passaggio verso la Valle Mesolcina.
Appartenente alla pieve di Dongo, nel XIV secolo il paese era retto da un governo consolare che lo associava a Rumo, Garzeno e Stazzona. Dal 1402 passò con altri paesi vicini sotto i Sacco, signori della Valle Mesolcina, che già nei secoli precedenti avevano tentato il dominio sulla zona.
L’esistenza di un castello, suggerita dal nome della via e della piazza nei pressi della parrocchiale, è ipotizzabile in relazione alle vicende cinquecentesche del Medeghino, probabilmente a difesa dalle incursioni provenienti dal S. Jorio.
Dal 1580 passò nel feudo del cardinale Tolomeo Gallio: all’epoca c’erano circa 128 famiglie per 700 abitanti.

Anche in questo piccolo abitato ricorrono antiche case con affreschi devozionali, tra i quali la Zecchinelli cita una Madonna tra Santi quattrocentesca. Viene inoltre spesso ricordata una dimora, all’inizio del paese, nei pressi di un ponticello: ancora agli inizi del secolo era completamente istoriata “all’antica” con grottesche, tondi e personaggi.

Da visitare

Parrocchiale dei SS. Donato e Clemente

La visita pastorale del Ninguarda (1593) ci dà notizia dell’assetto cinquecentesco della chiesa: un’unica navata con il presbiterio affrescato con la consueta Teofania sovrastante i Dodici Apostoli e con un’ancona scolpita e dipinta per l’altare. Una seconda cappella, sempre affrescata, era dedicata a S. Antonio, mentre due altari minori erano consacrati alla Vergine e a S. Giacomo, quest’ultimo ornato di un’ancona dipinta.
A questi altari potrebbero riferirsi le statue della Vergine e di S. Antonio, oggi conservate in sacrestia.
La chiesa non sembra aver subito nel tempo sostanziali mutamenti architettonici, per cui non è da escludersi che l’antica decorazione ad affresco possa riaffiorare da sotto gli intonaci, come testimoniano i dipinti già riportati alla luce.
La lunetta del portale faceva parte di un elegante pronao decorato ad affresco con i Quattro Dottori della Chiesa, accidentalmente crollato nel 1971. La Vergine tra i SS. Donato e Clemente è tradizionalmente attribuita, come l’intera decorazione del pronao, a Sigismondo De Magistris.
All’interno sono emersi alcuni lacerti di affreschi (parete destra) tra cui si evidenziano la Madonna col Bambino, datata dall’iscrizione 1534, che si può collegare ai dipinti di S. Giacomo a Livo cronologicamente più avanzati, e due altri lacerti sempre devozionali con la Vergine e S. Donato e la Vergine con un Santo Vescovo, piuttosto ammalorati.
Sulla parete di sinistra sono collocate due tele: una Vergine Addolorata e una settecentesca Madonna tra Santi. Sui resti di un tabernacolo in pietra si intravvede su un’iscrizione sbrecciata la data 1650. Nella cappella che contiene l’organo è conservata una tela di devozione mariana, settecentesca. All’angolo che introduce al presbiterio è una statua lignea raffigurante S. Antonio.
Sul lato destro si apre la cappella del Rosario con stucchi e statua lignea.

Il presbiterio riporta sul gradino la data 1714, in probabile riferimento ad una prima ristrutturazione. L’altare in marmi policromi risulta invece datato 1802. Due tele settecentesche con la Vergine tra S. Rocco e S. Sebastiano (a sinistra) e la Sacra Famiglia con Anna e Gioacchino (a destra) sono collocate sulle pareti laterali. Le pareti di fondo, con l’Ultima Cena, come anche la volta, sono opere novecentesche segnate da un forte spiritualismo.
Accanto alla chiesa, prospiciente il sagrato, è una cappella settecentesca della Buona Morte.

Oratorio dei SS. Rocco e Sebastiano

Situato in località Sassetto, immerso in un fitto castagneto, il piccolo oratorio è ricordato solo dalla visita pastorale del Ninguarda del 1593.
L’antica abside semicircolare con gli affreschi di fine Quattrocento è divenuta un’angusta sagrestia ottenuta alzando una parete voluta per creare una nuova zona presbiteriale. Il cattivo stato di conservazione lascia intravvedere una Teofania con la Teoria Apostolica che segue le più antiche iconografie delle absidi romaniche della zona, come a Piona e a Novate Mezzola.

Sulle pareti laterali sono inoltre dipinti un S. Bernardino e un S. Sebastiano, cui è accostata una Vergine in trono col Bambino: l’iscrizione consente una datazione a poco dopo il 1490. Tutti i dipinti evidenziano un’omogeneità formale che può collegarsi ai modi di Battista da Musso, autografo a Cremia nel 1499 e a Ponte in Valtellina nel 1501.