Gera Lario

Ubicata all’estremità settentrionale del lago, la località si stende su una piana alluvionale dominata dai monti della catena Mesolcina meridionale e fron teggiata dalla zona acquitrinosa denominata Piano di Spagna, protetta ambientalmente dalla Regione Lombardia, dove si trovava l’antica pieve di Olonio. Estremamente importanti sono i resti romani conservati a Gera.
Un’epigrafe del II-III secolo, reimpiegata come architrave in un fienile ed ora conservata presso il Museo Civico di Como, riporta una dedica a Giove da parte degli “Aneuniates”, gli abitanti di Aneunia, cioè Olonio. Databile al III-IV secolo è una stele”, inserita nello stipite sinistro del portale della parrocchiale di S. Vincenzo, dedicata alla memoria di un bambino defunto, Lucio Duanzio Valentino. Durante í lavori di restauro del 1964-65 alla chiesa sono venuti alla luce i resti di un pavimento musivo romano* a cerchi neri ornati su fondo bianco, databile al II secolo, visibile in loco, nella prima cappella a destra.
Il primo documento che cita la chiesa di S. Vincenzo risale al 1176: l’esistenza di una costruzione romanica è stata confermata dai citati scavi, che hanno portato alla luce l’antica abside, a destra dell’attuale ingresso, costruita sopra il preesistente edificio romano, di cui si è rinvenuto il mosaico pavimentale. L’originario orientamento della chiesa venne mutato in quello attuale forse prima della fabbrica quattrocentesca ad archi-timpano. Fin dal Medioevo S. Vincenzo ottenne il privilegio di avere il fonte battesimale, essendo la plebana Olonio difficilmente raggiungibile a causa delle frequenti alluvioni.
Lo sviluppo rinascimentale della zona, oltre che dagli importanti affreschi in S. Vincenzo, è testimoniato dalle pitture murali
documentate a partire dal Cinquecento sulle facciate delle case lungo l’antica via Regina, che forma uno slargo davanti all’attuale Santuario di Nostra Signora di Fatima, dove nel Trecento si tenevano pubbliche adunanze. Nel 1444 Gera passò con la Pieve di Olonio a quella di Sorico e nel 1580 rientrò con le Tre Pievi nel feudo che il cardinale Tolomeo Gallio ottenne dal re di Spagna Filippo II.
Nel 1634 viene costruita la chiesa dell’Immacolata Concezione nel centro dell’abitato, dedicata nel 1726 dai pescatori di Gera, ribattezzata Santuario dei Pescatori d’Italia dopo i restauri seguiti all’alluvione del 1951 e successivamente riconsacrata a Nostra Signora di Fatima.
Secentesco è pure il Fortino d’Adda, detto lo Stallone, nel Piano di Spagna: una grande fortificazione rettangolare che serviva d’appoggio al Forte di Fuentes.
L’edilizia privata del Settecento contemplava tra Gera e Sorico la villa della famiglia Giulini, ora in rovina.

Da visitare

Centro storico

Il tracciato dell’antica via Regina, percorribile a partire dallo slargo davanti alla chiesa di Nostra Signora di Fatima, presenta un interessante tessuto urbanistico formato da diversi edifici di origine cinquecentesca frammisti a palazzine sei-settecentesche e ad un’edilizia rustica di suggestiva rilevanza. In particolare vanno segnalate le case all’antico numero 165 con un affresco cinquecentesco raffigurante i SS. Sebastiano e Rocco, al 142 con una Madonna col Bambino datata 1602 e al 131 con una Sacra Famiglia su una facciata settecentesca dipinta. Sono inoltre significative: la palazzina di origine rinascimentale in fondo a via Palazzera; la loggetta di passaggio fra due case in via Fontana; le tipologie di edilizia rurale con ingressi alle stalle al piano strada e alle abitazioni a quello rialzato, come in via Pizzala; e le due edicole votive otto e novecentesche all’inizio del tracciato della via Regina verso ovest.
Un’altra cappella votiva si trova lungo la statale: datata 1853, presenta all’interno più antichi affreschi raffiguranti la Crocifissione, la Deposizione e la Sepoltura di Cristo e due Santi.

Chiesa di Nostra Signora di Fatima

Originariamente dedicata all’Immacolata Concezione, la chiesa venne edificata nel 1634, come risulta da una lapide in facciata. L’interno, ad aula unica, presenta lungo le pareti nicchie con statue dei dodici Apostoli e al centro della volta un piccolo Trionfo angelico con le Virtù nei pennacchi.
Vanno segnalate due tele secentesche sulla controfacciata raffiguranti la Madonna col Bambino e S. Carlo e S. Agata che invoca l’Immacolata Concezione,
commissionata dalla confraternita degli emigrati a Palermo e datata 1630.
Il presbiterio presenta due affreschi del 1725, commissionati dai pescatori di Gera, raffiguranti la Natività e l’Assunzione della Vergine.
Parrocchiale di S. Vincenzo** Si è già accennato alle vicende storiche dell’edificio, documentato fin dal 1176 e costruito sopra una preesistenza romana portata alla luce dagli scavi del 1964-65. Materiali risalenti probabilmente all’XI secolo*, riutilizzati nel portale della facciata, possono suggerire l’ambito cronologico dell’originaria chiesa romanica, in seguito rinnovata, come dimostra il tronco di pilastro rinvenuto negli scavi tra il primo e il secondo comparto a destra.
La fabbrica quattrocentesca ad archi-timpano presenta una ricca decorazione pittorica**, che colloca la chiesa tra le più significative dell’Alto Lario. Le pesanti ridipinture ad opera di Luigi Tagliaferri che avevano interessato gli affreschi nel 1865, sono state pressoché interamente rimosse nei corsi di successive campagne di restauro, culminate in quella del 1980 riguardante il presbiterio.
Si possono distinguere diverse campagne decorative, succedutesi in modo particolare nel corso del Cinquecento, la più importante delle quali interessò il presbiterio tra il 1546 e il 1547.
Nel primo comparto di sinistra è stato scoperto nel corso dei restauri del 1964 un interessante affresco raffigurante S. Marta adorata da membri della Confraternita dei Disciplini, le cui peculiarità iconografiche e stilistiche rimandano al polittico della Madonna della Misericordia in S. Maria della Misericordia ad Ascona, firmato da Antonio de Lagaia e datato 1519.
Prende avvio quindi la sequenza di figure di Santi, che si sviluppa lungo i pilastri che separano le cappelle e testimonia una voluta sottolineatura iconografica della tradizione cattolica del loro culto in chiave probabilmente antiluterana, come documenta soprattutto il presbiterio. Nel secondo comparto è un’ancona con S. Giovanni Battista tra S. Francesco e S. Carlo e due affreschi ottocenteschi del Taglia-ferri.
Nel terzo comparto s’intravvedono, su un intonaco sottostante a quello dei SS. Vincenzo e Stefano entro intelaiature architettoniche di derivazione bramantesca, tracce di motivi decorativi risalenti ad una primitiva decorazione quattrocentesca della chiesa. La tela con la Flagellazione di Cristo è invece databile alla metà del Seicento.
La parete dell’ arcone presbiteriale presenta affreschi con Storie della Vergine e Storie di S. Vincenzo, intaccati dai restauri ottocenteschi del Tagliaferri che dipinse la Gloria di S. Vincenzo: le prime sono correlabili alle Storie di S. Vincenzo delle pareti laterali del presbiterio, opera di un epigono di Sigismondo De Magistris attivo nel terzo quarto del Cinquecento, mentre le seconde sono secentesche. L’ancona del Rosario sottostante alle Storie della Vergine è databile alla seconda metà del Seicento, mentre quella lignea di S. Lorenzo sul lato opposto è collocabile tra Cinque e Seicento.
La decorazione del presbiterio risale invece agli anni 1546 e 1547 ed è stata commissionata dalla Società dei naviganti di Gera, come documentano le iscrizioni del pilastro sinistro e del polittico sulla parete absidale.
Il ciclo supera la tradizionale impostazione iconografica con il Cristo apocalittico fra gli Evangelisti soprastante i dodici Apostoli ed è invece caratterizzato dalla presenza dei SS. Pietro e Paolo sui pilastri dell’arcone, dei Profeti su quest’ultimo, degli Evangelisti nella volta, dei Dottori della Chiesa sulle pareti laterali e dei Diaconi Vincenzo e Stefano con Dio Padre sulla parete di fondo attorno al grande polittico con 1′ Annunciazione, la Madonna in trono col Bambino, la Crocifissione, Santi e Cristo fra gli Apostoli e i Dottori della Chiesa nella predella. L’insistenza sull’ordine gerarchico della chiesa, sull’interpretazione corretta della Parola di Dio, garantita dai Dottori circondati dai testi sacri, e sul culto dei Santi evidenzia un’impostazione del ciclo in chiave antiluterana.
Stilisticamente gli affreschi si caratterizzano per l’aggiornamento in direzione gaudenziana: sono opera probabilmente di due pittori provenienti dalla bottega di Sigismondo De Magistris, dei quali il primo più legato alla tradizione comasca ed attivo probabilmente anche nella cappellina laterale destra in S. Giacomo a Livo, mentre il secondo più aperto ad influssi nordici.
Riprendendo il percorso nella chiesa, dopo altre figure di Santi, s’incontra sul pilastro fra il secondo e il terzo comparto di destra una Madonna in trono col Bambino derivata da un’incisione di Nicoletto da Modena e rapportabile alla cultura pittorica di Fermo Stella; nella relativa cappella si trova un gruppo ligneo secentesco della Crocifissione.
Infine, nel primo comparto di destra è affrescato S. Pietro martire in gloria fra i SS. Lorenzo e Vincenzo e devoti, che sovrastava probabilmente una Natività, come sembrano suggerire i due tondi con Profeti e i relativi cartigli. La data 1515 e i caratteri stilistici suggeriscono l’attribuzione a Sigismondo De Magistris, attivo nello stesso anno a Montagna in Valtellina.
Alla fine del Seicento è documentato un ossario in forma di cappella davanti alla chiesa e l’ancora esistente oratorio della Beata Vergine del Rosario, sede dell’omonima confraternita, addossato al suo fianco sinistro, dove attualmente è allestito un presepio.