Garzeno

Comune montano della valle dell’Albano, è posto lungo la strada che da Dongo sale al passo di San Jorio (m 2004), collegando l’Alto Lario con la Valle Mesolcina e Bellinzona, in territorio elvetico. Attraverso questa via s’indirizzarono le mire espansionistiche dei Sacco, feudatari della Val Mesolcina, che nel 1220 ottennero da Federico II il dominio di tutto il cosiddetto “Monte di Dongo”, comprendente Garzeno, perduto nel 1284 e nuovamente recuperato  nel 1402. Passato ai Trivulzio, il territorio fece poi parte del feudo delle Tre Pievi che il cardinale Tolomeo Gallio ottenne nel 1580 da Filippo II.
Il comune è costituito da un nucleo d’impianto antico, poi sviluppatosi abbastanza estesamente, e da alcune frazioni disperse sulle coste dei monti. Nel centro storico vanno segnalate diverse case rustiche, alcune delle quali con affreschi votivi, in particolare nella via Lamiolo, oltre a cappelline e fontanili.
Nella frazione di Catasco, in luogo dell’antico oratorio di S. Bernardino, si trova una chiesetta di costruzione recente, che conserva sull’altare dedicato al santo una tela settecentesca con la Vergine in gloria e Santi.

Da visitare

Il passo di S. Jorio

L’importante via di comunicazione tra l’Alto Lario e la Valle Mesolcina, risalente probabilmente all’età romana, venne molto utilizzata nel Medioevo: in epoca carolingia i monaci di Reichenau scendevano periodicamente dalla Germania a ritirare i prodotti dei mansi di loro proprietà a Gravedona e Doma-so; nel XIV secolo i notai di Gravedona e Dongo andavano facilmente a rogare atti nei comuni mesolcini.
Nel 1465 alcuni mercanti e Comuni, tra cui Como, chiesero al Duca di Milano il permesso di sistemare la strada a loro spese, data la sua importanza commerciale e in vista dello sfruttamento delle miniere di ferro della Val Morobbia.
Tuttora si trova sul passo una cappella, documentata fin dalla visita pastorale del Ninguarda (1593), che conserva alcune tracce degli affreschi raffiguranti S. Jorio e la Vergine.

Parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo

Ricordata nei documenti fin dal 1172, venne rinnovata nel Quattrocento ed ancora nel Seicento. La descrizione del vescovo Ninguarda (1593) consente una puntuale ricostruzione dell’edificio rinascimentale, alcuni aspetti del quale sono stati rimessi in luce dai restauri del 1965-66. La chiesa si presentava a navata unica con quattro archi timpani trasversali e con l’abside affrescata secondo l’iconografia tradizionale del Cristo in maestà con gli Evangelisti e gli Apostoli. Lungo le pareti si aprivano le poco profonde cappelle laterali, tra cui quella della Vergine, la quarta a sinistra, parzialmente recuperata nel 1965 con i relativi affreschi firmati da Sigismondo De Magistris, databili al terzo decennio del Cinquecento. La chiesa conserva altre testimonianze della decorazione rinascimentale: la volta del pronao con i Dottori della Chiesa e le lunette ai lati del portale con i SS. Pietro e Paolo, dipinti verso la metà del XVI secolo; una serie di affreschi votivi con Madonne e Santi nel secondo e nel terzo comparto di destra, alcuni dei quali attribuibili al pittore locale Battista da Musso; una Pietà nella lunetta esterna del portale laterale; la vetrata con la Natività, attribuita a Domenico da Blevio, nella finestra dell’ultima cappella a sinistra, la cui lunetta nasconde dietro agli stucchi tracce di affreschi; ed infine le vetratine con i SS. Pietro e Paolo nelle finestre ai lati del presbiterio, la prima databile entro la fine del XV secolo e la seconda al primo decennio del secolo successivo.
Il rinnovamento secentesco, oltre a coinvolgere l’assetto architettonico della chiesa, riguardò anche quello decorativo, a partire dal presbiterio, con le Storie dei SS. Pietro e Paolo, l’Incoronazione della Vergine e i Dottori della Chiesa del Fiammenghino e una ricca decorazione in stucco. Dietro all’altare in marmi policromi datato 1802 spicca una grande Crocifissione entro un’ancona in stucco, tra i SS. Pietro e Paolo.
Opera di Giovan Paolo Recchi intorno agli anni 1648-49 sono invece le due cappelle di S. Antonio e della Vergine del Rosario: la prima, con la statua  di S. Antonio fra quelle di S. Carlo e S. Rocco, presenta affreschi con Storie dei tre Santi entro ricchi stucchi; la seconda, con l’ancona della Vergine in un trionfo di stucchi scanditi da piccole tele con i Misteri del Rosario, è anch’essa completamente affrescata con Storie di Maria, Santi e Profeti.