Domaso
Adagiato sulla foce del Livo ed esposto alla “breva” che soffia nei mesi estivi, il borgo antico si sviluppa lungo l’antica via Regina, dalle case a portici affacciate sul lago alla parrocchiale di S. Bartolomeo.
Probabilmente di origine romana, Domaso ebbe nel corso del Medioevo importanza pari a Gravedona, con la quale fu spesso in lotta sia per motivi politici, essendo in contrasto con Como, sia religiosi, volendo ottenere autonomia dalla plebana di S. Vincenzo.
Nel 1160 il beato Giovanni da Meda avrebbe fondato una casa di Umiliati, a cui venne annessa la chiesa di S. Giovanni Battista, ora ridotta a rudere. Soppressi gli Umiliati nel 1571, il convento passò ai Cappuccini, che nel 1646 si dotarono di una nuova chiesa, ancora esistente in piazza Cappuccini, ma svuotata degli arredi e non più utilizzata. Intorno al 1628 si annovera pure la fondazione di un monastero delle Orsoline sull’antica via Regina, di cui rimangono la chiesa e il chiostro trasformati in case private (nn. 161-165) e il refettorio, a sua volta adibito ad usi privati (n. 141), con affreschi settecenteschi raffiguranti l’Ultima Cena, la Conversione di S. Agostino e una Gloria di Sante martiri.
Il centro storico
Oltre ai citati complessi religiosi, l’antico borgo lungo la via Regina presenta un’interessante stratificazione edilizia entro un impianto urbano caratterizzato da ripide viuzze che dalle case a portici sul lago, attraverso sottopassi ed archi, s’inerpicano verso monte, concludendosi spesso con costruzioni aperte nel piano superiore in forma di ampi capanni a capriate lombarde. Un’altra caratteristica da rilevare consiste nella qualificazione decorativa delle fronti delle case lungo l’antica via Regina, attraverso affreschi votivi, portali in pietra e stemmi gentilizi, a conferma della sua straordinaria importanza non solo dal punto di vista commerciale, ma quale privilegiato asse simbolico.
Anche alcune facciate di case lungo i vicoli interni presentano interessanti decorazioni, come ad esempio in una traversa di via Miscaslano, dove all’ex n. 122 si vedono ancora affreschi quattrocenteschi di soggetto sacro e profano.
Sul lungo lago, ai margini dell’abitato, si allineano numerose ville, tra cui la settecentesca Villa Camilla, già dei Sebregondi e poi degli inglesi Hill, ora sede del Municipio; all’interno alcuni ambienti sono decorati da affreschi.
Parrocchiale di S. Bartolomeo
Attestata fin dal 1247, ma certo di fondazione precedente, la chiesa risulta spesso citata in antichi documenti, dati i continui tentativi di rendersi indipendente dalla plebana di Gravedona. Le trasformazioni barocche non hanno mantenuto pressoché nulla dell’assetto romanico della chiesa, mentre sono conservate alcune testimonianze di quello rinascimentale, a partire dalla Croce astile in argento dorato di Giovan Pietro Lierni (1533), dal rimaneggiato Crocifisso ligneo dell’altare maggiore e dall’altorilievo di fattura rodariana con la Pietà* all’esterno del portale laterale destro affacciato sull’antica via Regina. Tali opere, riguardanti l’iconografia della Passione, sono state probabilmente conservate in relazione ad un culto molto vivo, culminante nella processione del Venerdì Santo, documentata nel corso dei secoli.
Nella terza cappella destra è inoltre venerata un’immagine della Vergine del giglio, ancora goticheggiante, che attesta un antico culto della Vergine, già documentato nelle visite pastorali cinquecentesche ricche di notizie sulle perdute decorazioni di diverse cappelle.
Recentemente, nel vano presso la prima cappella destra, è emerso dagli intonaci un affresco quattrocentesco con la Trinità e S. Pietro martire, al di sopra di lacerti che rivelano altre immagini probabilmente recuperabili attraverso ulteriori lavori di restauro.
La sacrestia conserva inoltre una tela raffigurante S. Gerolamo nello studio del pittore cremonese Andrea Sicco, datata 1536, copia di un prototipo fiammingo, e un Cristo schernito del Giampietrino (non visibile).
La chiesa si presenta ora in forme secentesche lontanamente ispirate alle architetture di Pellegrino Tibaldi, in particolare al S. Fedele di Milano, soprattutto per quanto riguarda l’impostazione delle cappelle e dei coretti. Un’ulteriore ristrutturazione interessò l’edificio nel 1730, come attesta un’iscrizione e probabilmente la trabeazione in stucco lungo la navata.
Il rinnovamento decorativo secentesco prese probabilmente avvio dalla terza cappella di sinistra, affrescata nel 1605 da Domenico Caresana con Storie dei SS. Pietro e Paolo e dotata di una prestigiosa tela di Giulio Cesare Procaccini raffigurante la Madonna col Bambino e i SS. Pietro e Paolo** .
Seguì quindi con la cappella a fronte, dotata dal conte Luigi Panizza, governatore spagnolo del Forte di Fuentes, ivi sepolto nel 1639. Recentemente restaurata, la cappella dedicata alla Vergine presenta affreschi con scene della sua Vita, Episodi biblici a lei riferiti e i Misteri del Rosario, attribuibili allo stesso Caresana. Conserva inoltre sull’altare l’affresco tardogotico con l’immagine della Madonna del giglio col Bambino.
Datati 1692 sono invece gli stucchi di Agostino Silva nella seconda cappella di destra, dedicata ai SS. Francesco e Antonio, i cui affreschi sono del pittore comasco Pietro Bianchi, che si trova spesso attivo insieme allo stuccatore ticinese. Un’iscrizione sotto le due statue ai lati dell’altare documenta dorature ad opera di Carlo Gorio.
La cappella di fronte, ormai settecentesca, presenta affreschi con Storie di S. Marta, culminanti nella Gloria coronata di stucchi sulla volta.
Del pieno Settecento è la ricca decorazione del presbiterio*, con due affreschi del valtellinese Cesare Ligari alle pareti, datati 1758 e raffiguranti il Martirio di S. Bartolomeo e un Miracolo di S. Nicola da Bari. Le due grandi scene furono pochi anni dopo inquadrate ed esaltate da grandiose e allo stesso tempo leggiadre quadrature, accompagnate da ornati floreali ed estese a tutta la chiesa, opera di Felice Biella, artista attivo tra Lombardia e Piemonte.
Ad epoca tardosettecentesca-ottocentesca appartengono le prime due cappelle, a sinistra quella del Sacro Cuore con annesso il battistero e a destra quella del Rosario.
Da segnalare infine i ricchi arredi lignei barocchi, comprendenti l’organo, le cantorie, il pulpito e i Confessionali.
All’esterno della chiesa, ricavata nel fianco sinistro, si trova una settecentesca Cappella della Buona Morte affrescata con la Deposizione.
Chiesa di S. Giovanni Battista
La chiesa, oggi ridotta a rudere, faceva parte del convento degli Umiliati fondato dal beato Giovanni da Meda nel 1160 e venne probabilmente rinnovata nel Quattrocento. Soppressi gli Umiliati nel 1571, la chiesa fu affidata ai Cappuccini, che nel 1646 si trasferirono nella nuova S. Maria.
Nella zona absidale si trovavano alcuni affreschi, staccati nel 1968 e trasportati a Villa Melzi di Bellagio, raffiguranti la Madonna col Bambino fra S. Giovanni Battista e S. Sebastiano e S. Bernardino fra S. Elisabetta, un Santo martire e 1′ Annunciazione, quest’ultimo datato 1512 e attribuibile al pittore comasco Giovanni Andrea De Magistris. Il timpano del portale conserva ancora tracce di un affresco cinquecentesco raffigurante S. Giovanni Battista.