Oasi della Valle Albano
La risalita della Valle Albano inizia alle spalle dell’abitato di Dongo e interessa via via i Comuni di Stazzona, Germasino e Garzeno. Nel territorio di questi ultimi due Comuni è situata l’Oasi della Valle Albano, la più estesa del territorio della Comunità Montana Alto Lario Occidentale. La valle un tempo era famosa per le miniere di Ferro e per i forni in cui il minerale veniva fuso e nota fin dall’antichità come via di transito verso la Valle Mesolcina e da qui verso l’Europa del Nord. Durante gli anni in cui il contrabbando era diffuso, i suoi tortuosi sentieri erano regolarmente percorsi dagli «spalloni» con le bricolle in spalla. Ora i vecchi percorsi dei contrabbandieri sono in gran parte scomparsi, ma chi volesse ripercorrerne qualche tratto può addentrarsi nel fitto «bosco nero» che parte da Pornacchino e arriva fino alla Val Ronsciga. Per percorrere la linea che delimita l’oasi, si procede lungo la strada sterrata che da S. Jorio (2014 metri) porta al valico del Giovo (1706 metri) – toponimo testimone di una storia almeno bimillenaria derivando dal latino iugum – che mette in comunicazione la Valle Albano con quella del Liro, si scende lungo il canale sottostante fino a raggiungere il torrente Albano e se ne segue il corso fino al ponte di Begua (803 metri), poi si sale di nuovo lungo la mulattiera per l’Alpe Freccia (1340 metri) e da qui si attraversa la costa della Fraccia fino a raggiungere lo spartiacque con la Val Cavargna, da dove si prosegue in cresta verso il confine di Stato dal quale si ritorna al Passo S. Jorio. Le specie Faunistiche dell’Oasi sono numerose: dal cervo, qui immigrato intorno agli anni cinquanta dalla Svizzera, al capriolo, al tasso, alla lepre bianca, alla marmotta, alla coturnice, all’aquila reale, al gallo forcello. Inoltre il Francolino di monte dal mimetico piumaggio a tinte grigie, bruno-rossastre, bianche e nere e il gallo cedrone, specie ormai rare in tutta la provincia di Como che trovano in questo ambito un habitat particolarmente Favorevole. Il francolino predilige la vegetazione selvaggia e intricata dell’ormai poco battuto bosco di Fraccia, mentre il gallo cedrone, il più grande galliforme europeo dal volo breve e rumoroso, ama, in estate, i sottoboschi di conifere. Nell’Oasi della Valle Albanovive anche il picchio nero, il più grosso picchio europeo, che si ciba soprattutto di insetti, formiche, coleotteri che estrae dalle fessure delle cortecce degli alberi. Altrettanto interessante è la vegetazione dei boschi secolari di aghifoglie e latifoglie che si amalgamano lungo il versante idrografico destro del torrente Albano e degli intricati e sempre più inselvatichiti sottoboschi dove le Felci avanzano cancellando radure e sentieri e dove i raggi del sole arrivano a fatica. Ad aumentare l’attrattiva dell’Oasi contribuiscono alcune cascate, la più importante delle quali si trova alla confluenza tra il torrente Albano e la Val del Pozzo. Vale poi la pena ricordare anche le tipiche case rurali dal tetto a doppio spiovente in paglia, un tempo adibite a stalla e fienile, le «masun».