Lungo le strade di pietra
L’affascinante tema degli itinerari storici sta assumendo un’importanza sempre crescente: la consapevolezza che le antiche vie di comunicazione rappresentano dei beni storici, con un proprio valore culturale e paesaggistico meritevole di tutela e valorizzazione, è un dato che trova ampi consensi. Se pensiamo alla natura stessa degli antichi itinerari, ci accorgiamo che, al pari di un edificio antico, anche un tracciato stradale, compreso il sentiero, è opera umana, che ha tecniche costruttive proprie ed è supportato da opere di ingegneria che ne consentono la funzionale percorribilità: muri di sostegno, pavimentazioni, ponti, arredi vegetali… Inoltre le sottili trame viarie che, in ogni periodo storico, hanno collegato gli antichi insediamenti, rappresentano l’espressione fisica del desiderio dell’uomo di stanziarsi in quel territorio. Alla luce di queste sommarie considerazioni, appare evidente l’importanza che le infrastrutture stradali hanno avuto nella costruzione del territorio e del paesaggio, nello sviluppo economico, negli scambi sia materiali che immateriali che facevano scaturire. Ma l’antica viabilità costituisce anche una straordinaria risorsa per il recupero e la rivitalizzazione dell’ambiente. In più, con gli importantissimi percorsi intervallivi che la moderna viabilità ha Fatto cadere nell’oblio, si pone come uno straordinario strumento per una funzionale alternativa turistica alla viabilità primaria. Qui si può camminare su vere e proprie «oasi pedonali», lontani dal traffico automobilistico, immersi in paesaggi suggestivi. È l’antico viandare per boschi e per valli, su antichi sentieri, alla scoperta di emozioni e sensazioni ormai perdute. In più, tutti i beni storici, architettonici e paesistici delle vallate sono fisicamente uniti Fra loro proprio dalle vie storiche. Qui ci soffermiamo su alcune di quelle vie, manufatti viari che per Forma, struttura, funzione, titolo, mantengono ancora oggi oppure hanno mantenuto per secoli una rilevanza. Tracciati da percorrere con l’occhio attento alle tracce di tutte quelle opere di supporto al traffico – ponti, dogane, ospitali, osterie, locande, cippi, edicole sacre e altre opere d’arte – che sono parte integrante del sistema strada e che conservano anch’ esse valore storico. Le nostre valli, come tutto il mondo alpino, vedono la realizzazione di un sistema di percorsi presumibilmente già in epoca preistorica. La nascita dei primi traffici commerciali e degli scambi culturali fra le popolazioni Fanno sì che il complesso degli itinerari di penetrazione e di distribuzione sul territorio, occupato in porzioni sempre maggiori, si intensifichi nel corso dei secoli e diventi capillare. In epoca romana si va delineando un vero e proprio sistema viario transalpino, che comprende le grandi direttrici di collegamento che da Milano partono per Como e per Lecco e per via terrestre o lacuale (il Lario si spingeva allora fino a Samolaco) raggiungono la Valchiavenna verso i grandi valichi alpini dello Spluga e del Septimer. Perno di questo sistema sono la via che corre lungo la riviera occidentale del Lario (dal Medioevo sarà denominata ufficialmente Strada Regina) e, a oriente del Lario, la Via del Bitto che congiunge Lecco a Morbegno superando le Orobie alla Bocchetta di Trona: su questi due grandi assi viari si innerva una viabilità minore che a occidente valica le Alpi e a oriente le Orobie su passi secondari, che ebbero comunque un ruolo importante nella storia di queste valli.