La Via dei Monti Lariani
La Via dei Monti Lariani è un lungo sentiero escursionistico che si snoda per 130 chilometri lungo il versante occidentale del Lario, da Cernobbio fino a Sorico. Attuato dall’Ente provinciale del turismo e dalla Camera di Commercio di Como, il tracciato di questo trekking ha richiesto oltre due anni di lavoro alla sezioni e sottosezioni del Club Alpino Italiano di Moltrasio, Menaggio, Dongo e Gravedona per realizzare gli interventi di pulitura e sistemazione dell’antica rete di sentieri e disporre la segnaletica a bandierine rosse-bianche-rosse. La via è praticabile tutto l’anno e ad ogni stagione offre immagini e suggestioni diverse: in primavera il fascino dei prati in smagliante fioritura, in autunno le calde tonalità dei rossi e dei gialli dei boschi di latifoglie, in inverno la vastità degli scorci paesaggistici, velata d’estate dalla vegetazione ed ora dischiusa con i rami spogli. L’intero percorso era stato inizialmente suddiviso dagli ideatori in quattro tappe: la prima da Cernobbio a San Fedele Intelvi di 28 chilometri, la seconda dalla Valle Intelvi a Grandola ed Uniti nella Val Menaggio di 26 km, la terza dalla Val Menaggio a Garzeno nella Valle Albano di 30 km e l’ultima dalla Valle Albano a Sorico di ben 46 km. Una suddivisione più realistica della via prevede di impiegare almeno cinque giorni o, meglio ancora, sei, in modo da concedersi il tempo necessario per sostare senza assillo ad ammirare il paesaggio mutevole che si schiude davanti agli occhi nel corso dei frequenti saliscendi. Chi intendesse rientrare a casa anticipatamente o aggregarsi a percorso già iniziato a un gruppo di amici o semplicemente programmare il trekking in più giorni, anche non consecutivi, può raggiungere attraverso comode mulattiere i paesi rivieraschi. Nel tratto tra Grandola ed Uniti e Garzeno si cammina a mezza costa tra i 600 ed i 1200 metri, si incontrano diversi alpeggi, tipiche cascine di pietra addossate le une alle altre in gruppetti o isolate, si passa accanto a piccoli edifici religiosi eretti per ringraziare o chiedere protezione, ci si addentra in boschi fitti dal sottobosco rigoglioso in cui predominano le felci o sontuosi castagneti che coprono declivi scivolosi tappezzati da foglie e ricci in progressiva decomposizione. Si esce in radure che offrono ampie visioni panoramiche, si sosta e ci si rinfresca presso fontane e abbeveratoi dalle forme a volte inconsuete. Sullo sfondo domina costante la presenza del lago mentre il cammino incontra ambienti e nuclei di interesse naturalistico, storico, letterario, etnografico. Purtroppo numerose testimonianze della civiltà agro-silvo-pastorale sono in stato di abbandono o stanno scomparendo, come le «masun», le tipiche costruzioni rurali dai tetti fortemente inclinati e una volta coperti di fascine di segale oggi sostituite da antiestetiche lamiere. Tra i punti di particolare interesse panoramico è da segnalare la Sella di San Bernardo (1105 metri) sopra Musso dove sorge l’ omonima chiesetta. Se ci si pone con le spalle contro un fianco della chiesetta si hanno di fronte il lago, la mole imponente del Monte Legnone, la penisola di Piona, il Pian di Spagna e le foci dei fiumi Mera e Adda. Sull’altro lato si apre la Valle Albano con sul versante opposto il grosso centro abitato di Garzeno (662 metri) che si raggiungerà a fine tappa. Il tratto da Garzeno a Sorico, che come suggerito sarebbe meglio spezzare in due tappe, collega tra loro vari «monti» di diversi paesi (Germasino, Stazzona, Consiglio di Rumo, Vercana…) ossia i nuclei abitati dove i contadini si trasferivano nella bella stagione per il taglio del fieno e la cura dei boschi. Non di rado qualche baita ha un piccolo affresco sotto cui c’è un contenitore per i fiori. Spesso si tratta di vecchi barattoli di latta in cui disporre mazzolini di fiori di campo, piccole macchie di colore che cambiano accostamenti e sfumature secondo le stagioni. Degni di nota sono inoltre almeno due ponti: quello di Bundaghel (985 metri) sul torrente San lodo dall’armonioso arco in pietra e quello di Dangri (659 metri) con una caratteristica struttura a dorso di mulo posto sul torrente Livo e testimone di un antico percorso frequentato dai montanari della zona in transito verso Samolaco e il Chiavennasco. Quando il percorso scende di quota e arriva a lambire i paesi di mezza costa (Garzeno, Peglio, Livo…) per chi non è un abituale frequentatore della zona, è irrinunciabile una sosta non troppo breve per addentrarsi nei nuclei storici ed entrare dentro le chiese ricche di veri e propri tesori. Da segnalare anche per questo tratto punti panoramici presso la Sella di Pighé (1135 metri) da cui si domina l’Alto Lago (in particolare i paesi di Domaso e Gera Lario, il Pian di Spagna e la cerchia delle montagne che lo racchiudono) e Fordeccia (1094 metri) da cui la vista spazia sul massiccio del Sasso Manduino.