La Strada Regina
Il viaggiatore che percorre la strada statale 340 detta «della Regina» partecipa alle bellezze ora selvagge ora dolci della costa occidentale lariana. Costruita la strada, dopo la prima guerra mondiale, sono stati abbandonati i precedenti percorsi, quelli che collegavano Como a Chiavenna seguendo la «Strada della Regina», oggi un percorso escursionistico che si snoda non lontano dalla sponda del lago, con tratti selciati talvolta fiancheggiati da muretti a secco, che attraversano contrade ricche di testimonianze storiche e artistiche, che incroceremo anche in altri capitoli di questo libro. La tradizione vuole che questa strada Fu fatta costruire dalla Regina Teodolinda, tanto Famosa in Lombardia che le furono attribuite chiese e strade anteriori o posteriori a lei. Fu così che anche la costruzione della Torre di Vezio sopra Varenna e la chiesa di Santa Maria del Tiglio a Gravedona subirono la stessa sorte. Un documento del 1200 però, un rotolo di pergamena lungo sette metri che viene conservato nella Biblioteca Imperiale di Vienna, testimonia come nella realtà questa strada sia ben più antica del tempo in cui visse la famosa regina longobarda. Un monaco tedesco vi riprodusse un itinerario che collegava Milano a Chiavenna passando da Como e proseguendo lungo la sponda occidentale del lago: la Strada Regina appunto. La stessa fu quindi costruita in epoca romana e lo scopo era quello di permettere rapidi spostamenti alle truppe verso le Alpi da dove i barbari minacciavano le invasioni. Da strada militare, pur non avendo né l’aspetto né la struttura delle grandi vie consolari, divenne poi con il passare del tempo un’importantissima via commerciale alla quale si collegavano le strade minori, permettendo in particolare il trasporto a dorso di mulo dei nostri rinomati «drappi». Nel Medioevo il significato originario di strada «regia» venne perso e questo aggettivo si modificò in quello di «regina» in onore di Teodolinda. Alcuni tratti sono tutt’oggi percorribili e mettono in risalto quella che è stata la tipologia costruttiva e la sua funzionalità; il più spettacolare è quello che supera lo sperone roccioso di Sasso Rancio, fra Nobiallo e Sant’Abbondio, da sempre un nodo critico del percorso dovendo superare un imponente torrione di roccia a strapiombo sul lago, per poi proseguire fino a Rezzonico. Partendo dal Santuario della «Madonna della Pace» si salgono alcuni scalini incisi nella roccia ferruginosa (da qui il nome di Sasso Rancio) per ritrovarsi di fronte spettacolari pareti che scendono a precipizio fino alle profonde acque del Lario. Oltre agli scalini sono ben visibili anche il muretto di protezione sul versante a lago e le piazzole che consentivano l’incrociarsi degli animali. Nel tragitto sarà possibile ammirare il campanile pendente di Nobiallo e il Santuario scenografico della «Madonna della Pace» eretto in occasione della pace dei Pirenei, firmata fra Francia e Spagna nel 1658. Una volta arrivati a Santa Maria, poi, sarà possibile visitare la omonima chiesa costruita dai Domenicani fra il 1464 ed il 1474, dove, al suo interno sono ammirabili bellissimi affreschi e tele dei secoli XVI-XVII. Nelle vicinanze della chiesa è possibile poi visitare i resti murari di una fortezza tardo-romana. Poco distante c’è infine Rezzonico, scenografico abitato sul quale domina il castello fatto costruire nel 1363 dai Della Torre. Il castello, con torre al centro e mura merlate a difesa del borgo, non è visitabile e quindi può essere ammirato solo dall’esterno. Sul fianco meridionale sorge la chiesetta seicentesca dei Tre Magi. [attuale percorso della strada statale n. 340 segue fondamentalmente il tracciato originario della strada romana, consolidato nel corso del Medioevo. Ne porta i segni più evidenti il fiorire dei monumenti romanici, alcuni dei quali hanno subito trasformazioni nel corso dei secoli successivi. Anche questi incontreremo, nel dettaglio, in altre parti del volume: qui preme sottolineare lo straordinario connubio tra l’edificio e l’ambiente, ulteriore testimonianza di questi maestri comacini che contribuirono alla diffusione del romanico in ogni angolo d’Europa. San Vito di Cremia, Santa Maria in Martinico di Dongo, Santa Maria del Tiglio in Gravedona, San Vincenzo a Gera Lario e San Fedelino sulle sponde del lago di Mezzola sono alcune delle più significative emergenze che si incontrano lungo la «Regina». Un altro tratto interessante è quello in territorio di Dongo, al quale si arriva in discesa dalla chiesetta di Santa Eufemia sul Sasso di Musso, tratto che conserva ancora i solchi incisi nella carreggiata, traccia materiale del passaggio dei carri. Passate le due frazioni di Barbignano e Martinico, l’antica strada si mantiene lungo il piede della montagna scavalcando il torrente Albano con un ponte ancora oggi detto «della Regina».