Chiesa di San Sebastiano
L’attuale edificio è stato probabilmente rifatto o modificato dopo il sec. XVI, quando il Ninguarda (1593) vi descrive un ciborio, ora scomparso, sopra l’altar maggiore che portava dipinti sulla facciata l’Eterno Padre fra i quattro Evangelisti; sul retro la Passione di Gesù tra la Madonna ed i ss. Sebastiano, Giovanni Evangelista e Rocco; sul lato destro l’Adorazione dei Magi tra la Vergine e santi, e sul lato sinistro l’Ultima Cena sormontata da una Natività; ai quattro angoli i Dottori della Chiesa.
già parrocchiale della frazione di Caino dal 1886 al 1987 (in precedenza era stata sede di vicecura autonoma almeno dalla fine del Seicento); la struttura architettonica attuale risale alla fine del Seicento, molto probabilmente ruotata di 90 gradi rispetto a quella originaria quattro-cinquecentesca. La decorazione fu completata nel Settecento, con affreschi, opere plastiche e statue lignee anche di un certo pregio.
All’inizio dell’Ottocento fu costruita una cantoria in legno sulla terza campata destra della navata, collegata con un locale della casa parrocchiale adiacente: vi tu collocato l’organo nel 1828, probabilmente acquistato di seconda mano da un’altra chiesa. L’impianto dei mantici era nel locale retrostante, da cui avveniva l’accesso alla cantoria.
Nel 1927 fu costruito l’attuale palco, addossato alla parete di facciata, sorretto da due piloni di ghisa, con scala a chiocciola; l’organo vi fu trasferito ad opera del restauratore Felice Ondei di Milano nello stesso anno e la manticeria fu sistemata a sinistra della cassa, la quale fu resa più profonda di almeno 50 cm (prima forse era parzialmente inserita nella muratura). La facciata presenta un coronamento a timpano triangolare e una finestra mistilinea, con semplici dipinture a tempera; mostra di 21 canne a cuspide semplice, in lega di stagno, con bocche a mitria tondeggiante (di tipo forse piemontese), appartenenti all’Ottava. Consolle a finestra disposta al centro della cassa, con tastiera in osso di 56 note, con prima ottava cro-matica (Do 1- Sol 5); pedaliera piana di 17 note, con prima ottava cromatica, e 18 mo pedale fuori uso (ma in origine per il comando del Rollante).Targhetta a stampa inserita nel listello sopra la tastiera: “Ondei Felice, Milano, Corso Indipendenza, 1927″.Comandi per i registri con manette a incastro disposte su una colonna verticale a destra della tastiera, con diciture riscritte e comandi rimasti inutilizzati. 1) Principale basso e sopr., 2) Ottava bassa, 3) Ottava soprana, 4) Quintadecima, 5) Decimanona, 6) Vigesimaseconda, 7) Vigesimasesta,
Vigesimanona, 9) Fiuta e viola (sopr. e bassi), 10) Contrabassi (e ottave), 11/14) comandi vuoti (già per Principale soprani. Fluta soprani, e altri due registri). Pedalone a destra per Tiratutti. Manticeria sul lato sinistro della cassa, con comando manuale a leva, mantice a cuneo e uno a lanterna. Somiere maestro a vento, con trasporto per la mostra, somiere aggiunto per la basseria in fondo alla cassa. Scritte a matita sui due lati della cassa: Organista Penone di Codera (1905). Restaurato da Rabbiosi Giovanni di Sacco Valtellino (1897).