Chiesa di Santa Croce di Naro
La piccola chiesa di s. Croce di Naro, situata un poco lontano dalle case, è ben visibile da Gravedona, in posizione dominante tra i boschi e le rocce del Sasso Pelo. Non se ne ha notizia prima del Ninguarda, ma ai suoi tempi doveva già avere qualche secolo di vita essendosi il culto della Croce, in conseguenza delle Crociate, diffuso nei primi secoli dopo il 1000; inoltre l’abilato di Naro, già Comune nel 1200, non doveva mancare della chiesa. Dagli atti del Ninguarda risulta che essa conserva l’aspetto e le caratteristiche di allora; il campanile (data 1575 scolpita sull’architrave della porta) con archetti a tutto sesto nei due piani inferiori deve essere stato terminato in seguito in proporzioni minori; la chiesa era chiusa nel recinto del Cimitero di cui si conservano tuttora i muri perimetrali con gli avanzi di due porte; davanti alla chiesa un portichetto grazioso con una colonna fra due pilastri. All’ingresso una sola nave con tetto di legno scoperto e abside circolare a volta; i muri, tranne l’unica cappella in cui è un oculo, portano notevoli affreschi: nella volta dell’abside (Eterno Padre su sfondo d’oro entro mandorla iridescente), nel muro circolare sottostante (i dodici Apostoli): dopo i primi tre Apostoli del lato destro, quasi a cornice di una finestra che con un bel fregio interrompe qui la serie degli Apostoli, si legge il nome del pittore, Sigismondo de Magistris di Como, con la data 1529; ciò starebbe probabilmente a dichiarare che almeno le figure vicine alla finestra, forse le tre di sinistra e le tre di destra sono opera di questo pittore, già noto per altri lavori a Sorico e a Gravedona (v. cap. IV, 2, 50); del medesimo artista sembrano, per la squisita fattura e l’efficacia della espressione, il s. Vincenzo sul pilastro di destra, gli elegantissimi fregi dell’arco trionfale e probabilmente la figura dell’Eterno Padre già nominata. Le altre pitture della volta, i due tondi esterni, la santa Rosalia a sinistra sono tutte di mano molto inferiore e piuttosto rovinate dall’umidità. Sulla parete di sinistra i ss. Antonio, Sebastiano, Rocco e Lucia, su quella di destra, ripetuti due volte, s. Rocco e s. Lucia, senza data né firma ma pur dell’epoca degli altri dipinti, ed inoltre, racchiuso entro elegante cornice un affresco di maggior importanza (quello che fu descritto anche dal Ninguarda) con nome di autore e data: Andrea de Magistris 1525 (l’offerente inginocchiato dinnanzi ad una Madonna in trono). La chiesetta viene officiata solamente nell’anniversario della Invenzione della Croce (3 maggio): tempo addietro la si apriva anche per propiziare la pioggia, con una processione che dalla chiesa muoveva ad un pozzo, ora asciutto, scavato in un prato vicino (e el puz de santa Crus »).