Chiesa di San Pietro in Costa
L’antica parrocchiale di s. Pietro di Dosso Liro, detta comunemente s. Pietro in Costa, è situata lontanissima dal paese su di un dosso ripido e roccioso alto tra i due corsi d’acqua che rumoreggiano entro forre, in posizione oltremodo pittoresca. Essa era già ricordata in un documento del 1328 e viene descritta dal Ninguarda (1593) cosi come attualmente si trova. La chiesa ha una facciata a capanna con il tetto molto sporgente sostenuto da belle travi sagomate; essa è tutta affrescata a bugne nella tonalità del rosso cupo; sopra la porta ad arco tondo è la figura di s. Pietro, sormontata da un grande oculo contornato da fregi col monogramma di s. Bernardino tra le lettere P.M.S. (Petrus Martyr Sanctus) (?). L’abside sopra un coronamento di mattoni porta una galleria che, con motivo insolito, dà luce alla chiesa per mezzo di due oculi. L’interno con tre archi acuti e tetto in vista sostenuto dalle mensole originarie sagomate, presenta su linee architettoniche quattrocentesche affreschi del ‘500: nella volta dell’abside il Salvatore entro mandorla iridescente a sfondo d’oro tra i quattro Evangelisti ed i quattro Dottori della Chiesa, nel coro i dodici Apostoli (con la data del 1532); sull’arco trionfale una Annunciazione con elegante architettura e sopra, tra i due oculi, l’Eterno Padre benedicente: il tutto circondato da fregi che sottolineano il piacevole motivo architettonico, a cui corrisponde meno degnamente la perizia dell’artista. Sulla parete di sinistra i ss. Rocco, Chiara e Giovanni Battista con lo stemma dell’offerente, i ss. Michele e Bernardino, s. Rocco, una Madonna col Bimbo tra i ss. Rocco e Sebastiano, il Battesimo di Gesù. Gli autori degli affreschi non sono noti, ma devono essere vari e tutti del sec. XVI; interessanti sono alcuni ceppi dipinti su uno degli affreschi, simili a quelli in s. Giacomo di Livo (v. cap. IV, 16), e un cartiglio il quale afferma che il dipinto è frutto di un voto fatto in Palermo nel 1575 e sciolto al Dosso nel 1577 per la preservazione dalla peste: il voto è stato fatto dalla scola di Lira, e perciò il documento è importante perchè attesta l’emigrazione dal Dosso di una colonia a Palermo (v. cap. VI), l’organizzazione in « scola » degli emigrati e la presenza della peste. Sono ancora notevoli nell’interno una buona tela un poco rovinata (la consegna delle chiavi a s. Pietro) e sull’altare un ricco tabernacolo secentesco in legno scolpito e dorato, con una « Pietà » entro sei colonnine, probabile avanzo di un altare. La chiesa è attualmente trasformata in oratorio e viene aperta il giorno del titolare poichè una nuova parrocchiale fu costruita in paese. In questa sono conservate reliquie di s. Rosalia, paramenti ed oggetti sacri preziosi in argento, (ostensorio, croce processionale, reliquiario), offerti alla chiesa dagli emigrati in Palermo (v. cap. VI). A proposito di s. Pietro in Costa è pure da ricordare la tradizione incontrollata che nei primi secoli dopo il 1000 vi sia stata una fortificazione in cui i Gravedonesi si rifugiavano in caso di guerra; là essi avrebbero sotterrato i loro tesori. Intorno alle cupe gole sotto le rocce di s. Pietro sono pure sorte in epoca piuttosto recente truci storie di delitti di cui va perdendosi il ricordo.
Video della festa (4 Luglio 2010)