Chiesa di Santo Stefano

S. Stefano di Dongo, chiesa plebana, canonica e col­legiata, è una delle prime chiese della diocesi comense, come indica appunto la sua intitolazione al protomar­tire e la specificazione di matrice (caratteristica delle chiese primitive), che le è attribuita nel 1153. I Cano­nici, l’edificio canonicale e i beni relativi sono nomi­nati dal 1172 in poi (Perg. in AP. Dongo), ma dell’edi­ficio della plebana si avrebbe la prima notizia fin dal 1119 in una pergamena ora irreperibile; con cer­tezza invece se ne parla in pergamene simili dal 1153 in poi. Non è assurdo riconoscere i resti dell’edificio del sec. XII in quel « piccol tempio di figura rotonda, fatto di pietre quadre con colonnette di marmo bian­co », che fu ritrovato e subito distrutto nel 1716 du­rante lo scavo per la nuova parrocchiale: dalla descri­zione di quei ritrovamenti si può pensare ai resti di un battistero o di un’abside o di una cripta di epoca romanica. Al 1315 risale la basilica a tre navi attestata dalla iscrizione che si legge nella navata a sinistra ed è confermata dalle ricognizioni di questo ultimo trenten­nio provocate da lavori di consolidamento (1923-1929): absidine laterali trecentesche nelle due odierne sacri­stie dove ora son visibili solo le volte con cordonature, la parte superiore dei pilastri e i capitelli smantellati; frammenti di archetti acuti trecenteschi in cotto di squi­sito stile gotico emiliano presso le fondamenta del cam­panile e muri di grossi ciotoli di fiume con affreschi conservati per tutta la lunghezza della chiesa sotto il pavimento attuale; un grande avello rozzamente scol­pito trovato lungo i pilastri della basilica trecentesca. forse sepolcro dell’arciprete o dei canonici, ora posto lungo il muro di cinta dei sagrato dove si vedono oggi altri capitelli e stemmi della chiesa più antica. La de­scrizione del Ninguarda (1593) aiuta ad imaginare le due navi laterali voltate, quella centrale a capriate sco­perte, l’abside maggiore tutta affrescata con due lun­ghe e strette finestre, ed enumera anche le ricche ancone esistenti nel ‘500: una antica e dorata sull’altar mag­giore, un’altra (Crocifisso tra la Vergine e i ss. Pietro Martire, Marta e Stefano) nella cappella di s. Pietro nella navata a sinistra; una terza ancora (i Re Magi coi ss. Ambrogio e Giorgio) nell’abside di destra; e in­fine una tela (Vergine e Santi) nella nave di destra. Inoltre il Ninguarda dice di aver visto i ruderi dell’edificio canonicale, distrutto nel 1531 dai « Grigioni ere­tici ». Per questa ragione la sede dei canonici fu trasfe­rita al centro del paese (via Roma, già della Canonica) fino alla sua soppressione (1798), quando contava nove canonici. Nel 1716, poichè il pavimento era « inondato dalle acque del lago ed invaso da rospi, rane, serpenti, tanto che ogni persona gli ha già perduto l’affetto e la de­vozione », la chiesa fu rifatta sopraelevata nell’o­dierno edificio che passa per uno dei più vasti di tutto il Lario. Caratteristico il campanile inclinato sotto il sopralzo a piombo del 1840. Nell’interno preziosi affreschi cinquecenteschi so­pravvivono nelle absidi minori rispettate dalla ricostru­zione, altri si vedono nell’abside maggiore e nel presbi­terio (Carlo Scotti di Laino, 1771), nella cappella del­l’Addolorata (Giulio Quaglio di Laino, 1742). Notevoli sono anche la vasca del fonte battesimale del ‘400, po­sta entro altra più antica poligonale in pietra per il Battesimo ad immersione, le due cantorie del sec. XVI, ed, entro nicchie nell’alto di pilastri, dieci grandi statue di stucco (Stefano Salterio di Laglio, 177-1). La chiesa di s. Stefano conserva il calice dell’ora­torio di s. Benedetto di Barbignano ed un corale proveniente dal convento di s. Maria del Fiu­me